“Pellegrinaggio in Terra Santa” di Flò****
Mi sento stra in colpa a parlarvi di questo fumetto solo oggi. Cioè, no, in realtà no, non è che io abbia granché sviluppato il senso di colpa, ma mi piace dirlo, perché la gente ci crede e ti crede migliore. Anyway, c’è un motivo per cui la persona normale si sentirebbe in colpa. Ho avuto questo libro in regalo da Flò stesso dopo che – non so come – visto che questo sito non compare in nessun blog/sito/feed/sticats ha visto che avevo letto “La gnot di Maqor” quasi un anno fa. In realtà sono più o meno i miei tempi con i libri. Un po’ meno con i fumetti, che invece di solito vanno via subito, ma questo non so cosa è successo, l’ho cominciato subito, ero già a metà, e poi è arrivata la primavera, l’estate che stava finendo e che grande non diventerò ma solo vecchio ecco che l’ho finito tipo un mese fa (ovviamente ricominciandolo da capo).
Allora… C’è da dire varie cose. Ma non è che le dirò. Siamo tutti esausti e sconfitti della morte lenta e violenta di tutti i palestinesi e pensare ai coloni e ai sionisti è un qualcosa che non porta buoni pensieri e buone vibes. Però questo è un fumetto ambientato proprio là, in Terra Santa, durante il viaggio organizzato molto turistico per vedere le cose principali. I religiosi lo fanno. Io non lo sono, ma ovvio che oltre alla religione c’è molto altro. E in realtà, i prodotti della religione sono essi stessi meritevoli di turismo e conoscenza. Ma nemmeno Flò, a quanto pare, è un gran credente e questo racconto autobiografico ha un dono molto grande: la distanza.
E in effetti, dissacrante è una parola chiave, di questo fumetto che non fa altro che mettere in modo scherzoso e poco bigotto un viaggio fatto assieme a… Gesù! E del resto, coi prezzi degli aerei che ci sono chi vuoi che si possa permettere un biglietto per un tour all inclusive a Gerusalemme. Ed è propiro questo che il nostro protagonista trova sull’aereo, e con lui, Gesù, visita le principali attrazioni. Ovviamente c’è una buona quota didattica. Se non sapete cosa sia il muro del pianto o quali sono i luoghi chiave del Vangelo, sarete soddisfatti. Ma il focus del fumetto è doppio. Da una parte ci sono i luoghi, certo, ma dall’altra ci sono i personaggi, trattati in modo sferzante fino a diventare macchiette.
C’è un ottimo uso del tormentone fumettistico, per esempio, che trova la propria summa nelle Carampane, tre bigotte sfegatate groopie del parroco, il quale, allo stesso modo, è invasato nelle messe, che improvvisa ovunque con spirito di adattamento e mimetismo che manco il Rambo dei tempi migliori. Ah, si chiama Don Giangiulio. E poi c’è la famiglia ipercattolica che teme ogni traviamento. Ma poi c’è Stefanello, il radical chic filosofico della chiesa, e poi la Susanna, che trova in dio la spiegazione a tutto, con qualche parere contrario del marito che foraggia le sue scelleratezze.
Vi dico subito che è un fumetto che non vi potete comprare. Non ha isbn, è un progetto privato, fatto in un certo numero di copie e autofinanziato da chi poi se le è comprate. La mia è la numero 71 e ce ne sono 100.
Ma veniamo al contenuto dai.
Allora, vi dico che, per evitare di entrare nell’attualità, che è stato scritto nel 2018, ovvero, come si dice all’inizio, prima del Covid e prima che Israele entrasse in guerra con tutto il mondo. E vi dico anche che, se vi piace lo stile di Zerocalcare o comunque quel tipo di fumetto, ecco, vi piacerebbe molto anche questo. Io mi sono fatto più di qualche risata, anche se a volte non hai proprio la battuta innovativa e la vignetta è un poì attesa.
VA detto che Flò domina con parecchia maestria il suo stile (un tratto b/n molto schietto, molto semplice, che usa pochi dettagli per caratterizzare personaggi e gesti, volutamente diversi e monocarattere). Vi deve piacere, in linea di massima lo stile cartoon, e a me piace. Poi ovvio, il grosso lo fanno i testi, inutile menarla. A sostenere pochi movimenti e molti background è soprattutto l’uragano di battute e parole che sono in ogni pagina. Poi è logico che non tutto ti piace e che, come nel mio caso, se sei uno poco credente e appassionato di cazzate.
E tornando allo stile, non ce n’è solo uno. E’ di quei fumetti che amano cambiare e muoversi usando più stili, con interventi che durano anche solo una tavola o una vignetta. La storia, se vogliamo parlare del plot, è diaristico. Una narrazione lineare dei giorni passati in Terrasanta Romanzata, ironizzata, ma mai sputtanata o banalizzata.
E direi che è abbastanza. Devo fargli la foto, perché in rete non trovate. E devo ascoltare con attenzione il nuovo Kiwanuka che è uscito adesso. E anche farmi il primo Black Russian della stagione che però mi scoccia chiamare così e devo trovare un altro nome. Black Vodkan? Naaa, orrendo. VAbbè… dai. Faccio e saluto.
Ah, a proposito. Visto che questo fumetto è stato fatto trovando cento una manciata di finanziatori per coprire i costi di stampa ecc, ecco, se è in programma un nuovo fumetto di Flò, io mi prenoto per essere tra i finanziatori!