“Ancora morsi” di AAVV***
Domani viene qua il Vampiro e io sto ancora facendo tuffi di musica vecchia e novantanne per la sua playlist ma poi eliminando le 82 notifiche di youtube esce questa cosa di due giorni fa e come faccio a non segnalarvela. Intendo Matt Berninger che fa un secret show davanti a una ventina di persone in belgio in mezzo a un festival che sta ignorando cosa succede su quel palchetto. Che bella cosa.
La voce di Berninger è un po’ quello che sono messi e yamal per il calcio: se non ci fosse gente così sarebbe un luogo molto peggiore. Anyway, farò questa rece a singhiozzo perché devo farci delle cose in mezzo. Faccio la prima cosa in mezzo…
[Ho firmato il verbale di fine anno di prova e immissione in ruolo. Ora ho un lavoro fisso, definitivamente. E ho già l’ansia e voglia di licenziarmi, ma questi sono problemi miei]
Dicevo, questo libro. , ed è una delle solite raccolte di scrittori più o meno affermati che scrivono di horror e cose simili. Insomma, quel mondo di nerd metal dark invasati pieni di barbe orecchini e tatuaggi. Okay, okay, anche io ho la barba, gli orecchini e i tatuaggi ma non sono proprio a mio agio a passare due ore a cavare da una scatola draghi e guerrieri e conoscere a memoria la frase scritta dentro l’anello e dormire col crocifisso sotto il cuscino e l’aglio nelle mutande o viceversa. Però scrivo (scrivevo) di queste cose, ogni tanto. Scrivevo di horror, o meglio, di fantastico, che mi piace di più. E il Vampiro, che ne è il curatore assieme al Valsecchi, lo sapeva. E l’anno scorso mi ha invitato. Non avevo ancora letto “Ancora vivi”, all’epoca, che tra l’altro sto leggendo ora, e non sapevo ancora dove mi sarei infilato. Diciamo che è da un po’ di anni che ho smesso di scrivere per ficcare un racconto in questo genere di raccolte e se lo faccio, magari per caso, non compro la raccolta, e se me la regalano non la leggo. Il motivo è semplice. Senza tante menate, di solito, fanno cagare al 70-80%. Quindi almeno gli chiedo, sperando in un tema galattico originale nuovo innovativo poco trattato di che cosa tratterà la nuova antologia e aspettavo delle risposte spiazzanti tipo:
- di ghoul
- di banshee
- di mitologia norrena
- di mitologia sarda
- di mitologia del lato sinistro della via più malfamata di rebibbia
- di mostri gigantissimi e cattivissimi che abitano nelle narici del mondo
e… bo insomma, avete capito. Volevo divertirmi.
E lui invece mi fa. Tieneti forte, la prossima antologia parlerà di…. VAMPIRI!
Cazzo! Vampiri… Vampiri. Capite? L’archetipo del ritornante con sprazzi di mutaforma più trattato e discusso e abusato e stuprato talmente tante volte da non poterci cavare nemmeno mezzo brivido di godimento. E si chiamerà… “Ancora morsi” mi dice, tronfio. ziocane, dico, e codroipo! (non ho detto proprio ziocane e Codroipo). Ma siccome al Vampiro voglio bene, anche se ero già nella fase in cui avevo deciso di non scrivere più, gli ho detto di sì. Mi farò venire in mente qualcosa. Ho pensato. E così è stato. Ma adesso è venuta l’ora di fare un’altra cosa. Pausa.
[Ecco fatto. Sapete cosa? Ho inviato un racconto a un concorso. E questa non è una notizia. La notizia è che l’ho scritto. Non so perché ma mi è venuta voglia, ho fatto fatica ma ho scritto un 10k. L’ultima cosa che avevo scritto era proprio questa dei vampiri]
E tornando ai vampiri, vi dico subito che… Mi è piaciuta! Cioè, a me, un cagazzi totale che schifa abbastanza questo genere di operazioni per dare lustro ai poveri di spirito narrativo mi sono trovato a dire, Ehi, figo questo racconto. E anche questo. E anche questo – ah no, è il mio – comunque sì, era figo anche il mio. E insomma… ho capito che il Nastro d’argento questa raccolta se lo meritava. Nonostante l’orrenda copertina AI e il tema trito. Anzi, forse si meritava un applauso proprio per quello (il tema dico, la copertina fa cagare e punto). Perché insomma… riuscire a tirar fuori qualcosa sui vampiri è difficile. Devi risalire alla radice dell’archetipo e scendere per altre ramificazioni meno battute. Io almeno ho fatto così. Ma ho deciso di scegliere la via del fantastico, ovvero del reale, del dare una spiegazione plausibile al mistero. E mi sono allontanato parecchio dal mito e dai suoi schemi classici. Fino a togliere del tutto l’idea di ritornante. Ho tenuto solo i denti, gli sbudellamenti, la lettura nella mente… la forza sovraumana. E ci ho messo l’acqua. Un vampiro che vive in un fiume. Per il resto leggetelo, alla fine è una storia d’amore.
Ma ci sono altri che lo hanno fatto, tipo il mio racconto preferito, gestito bene coi tempi e con ambientazione, pure con la sorpresa, telefonata nel modo giusto. 1918, di Davide Emanuele, che parla di risaie e lavoratrici sfruttate, di miseria e classi sociali. Poi certo, di vampiri anche, anzi, uno, che poi è folklore locale spostato. Bello. E mi è piaciuto altrettanto anche quello di Stefano Cucinotta che apre la raccolta, che ha usato il vampiro come scusa per raccontare l’aberrazione e la corruzione del maschio. Disturbante al punto giusto. Poi quel friulano dei dialoghi tutto sgangherato mi ha un po’ irritato, ziocan, la prossima volta chiamami che lo scriviamo giusto dai. E anche quello dopo, non mi è dispiaciuto. Essere un vampiro non è facile, non lo sarebbe per nessuno, e raccontarlo non è male, soprattutto passando per il picacismo. E okay, mi è piaciuto pure quello di Simona Volpe, sulle suore. Classico, okay, e a usare le suore come villain accompagnatore si vince facile, però per quanto fosse un racconto classico si legge con piacere. E okay, pure il quinto racconto mi è piaciuto. Uno storico/politico un po’ troppo lungo, ma che non era accorciabile, e quindi okay, te lo becchi così. Però buono. è intitolato Vampiri 1887-1898, e forse il titolo si poteva fare meglio. Ma il resto funziona bene e vi rimette un po’ dentro al Regno d’Italia e alle sue pagine peggiori. Ah, e poi c’è pure spazio per dei Vampiri fantasy, con gli Etimmè della Della Gatta. Avvincente, se non alto, che parte in media res e non sbrodola. E si riesca a fare la cosa difficile di dare un mondo alla vicenda in poche righe. E poi… poi basta. Ve li leggete gli altri. In totale sono 11, e i primi 6 per me sono tutti buoni e leggibili con grande piacere. Gli altri hanno dentro un’idea. Quindi bene.
Se siete appassionati di vampiri e di horror, direi che è una buona lettura. Per una volta devo dire che la coppia Lattanzio Valsecchi ha fatto un buon lavoro. A proposito, voglio il mio libro sui serial killer caro Valsecchi. E adesso vado a fare un’altra cosa, pre pranzo. Ma il post lo chiudo qua. Se volete il libro, su amazonia.