“Lezioni sull’odio” di Michela Murgia***
C’è questa cosa, che Giorgia si legge i libri della Murgia ex-post, che finisce che in qualche modo li leggo anche io. E non mi dispiace. Non mi dispiace perché è triste ammettere di essere in ritardo, come spesso ci accade, sull’accorgersi di aver per le mani qualcuno che valga la pena ascoltare. E a differenza di uno scrittore puro, che anche se crepa, puoi recuperare i romanzi, che non sono cambiati, e l’unico rimpianto che ti puoi fare è che ne poteva scrivere di altri, ecco, a differenza di questo caso, con la Murgia, capisci che ti sei perso delle cose che vanno più in là. Lei che parla, che dice, che performa, e in questo caso non è la stessa cosa sentire/vedere le registrazioni.
E tipo questo pensiero lo fai con libri che non sono romanzi, ma non sono nemmeno saggi. Come questo, che parla di odio.
Io ho un ricordo, sull’odio. Un ricordo antico, che posso datare. Fatemi cercare…
Ecco:
Quando usci questa canzone era il 94, anno di grazia dei dischi più belli, oggettivamente, che si possano immaginare se avete tipo vent’anni. Bene. Ricordo che prima di vedere il video la sentii alla radio. E fui folgorato. Non tanto dai Bluvertigo, per i quali non ho strappato capelli o magliette, ma per il concetto. Ci pensavo da tanto. Qualche anno. Pensavo all’odio, a odiare, a come mi sentivo bene odiando. E’ una cosa che non mi è mai passata. Essere odiato e odiare sono cose che mi fanno sempre gioire. E insomma… arriva questa canzone. E mi dico: Diavolo! Era esattamente ciò che stavo pensando da parecchio. Come facevate a saperlo. Che meraviglia!
Ecco… ricordo poi che ovviamente vidi il video, di lì a poco, con questa estetica che adoravo, e ricordo che a fine video vidi il titolo, e rimasi malissimo. Cioè… vuoi che abbia capito male, vuoi che non stavano esprimento il mio amore per l’odio? Poi per fortuna no, erano i bluvertigo e Iodio era proprio una canzone dedicata all’odio. E ne fui felice, doppiamente felice.
Voi penserete che tutto questo non c’entri un cats, ma non è vero. C’entra tantissimo. Col libro, dico.
LIbro che è esattamente ciò che dice di essere e bisogna che ve lo spieghi subito, perché possiate capire e non giudicare dal titolo, come se foste lettori di social qualunque. Ciò che è contenuto in questo libro sono proprio… LEZIONI. Lezioni universitarie.
[stato ascoltando phoebe bridgers, ma sapete che vi dico? Metto Acidi e Basi, mentre scrivo il post. Più adatto.]
Dicevo… sono tre lezioni univesitarie. Michela Murgia le ha tenute dentro un progetto umano, intellettuale e artistico che era l’Università di Aristan (Oristano) nel 2011/12. Sono vecchie, quindi, ma sono davvero temporalmente poco distanti dalla mia presa di coscienza (wow, ho usato un’espressione proibita) dell’esistenza e del valore dell’odio, nonché dell’importanza della sua espansione e diffusione, nonché del suo utilizzo in arti di ogni genere.
Lo so, sto tornando ai Bluvertigo, è il nocciolo di quella canzone era proprio l’idea di farci dell’arte. Avrei voluto che fosse stata un punto di svolta. Non lo fu. E nemmeno queste lezioni lo furono, ovvio, però ho due oper artistiche che dicono quello che pensavo e ne sono felice. Di quella felicità di quando ti senti meno solo a sostenere cose poco sostenibili, ma che a te sembrano perfettamente sostenibili.
Per questo mi è venuta subito voglia di leggerlo. E me lo sono letto in treno andando a Firenze e terminato sempre in treno durante il ritorno da Bologna, che sono due città giuste per comrprendere come sia positivo odiare, soprattutto la seconda. Non chiedetemi perché. Mi potete chiedere invece di cosa parlano queste lezioni, e se vale la pena leggerle.
Dunque. Vado per punti.
- L’erede spirituale e figlio d’anima di MIchela Murgia, Alessandro Giammei, ha fatto un ottimo lavoro. Non è un libro fatto per vendere (cioè, Einaudi ovviamente lo ha fatto per quello, ma ci gioca a favore, la cosa) ma è un libro fatto per ricordare e fermare qualcosa che il tempo aveva mangiato e digerito. Un po’ come andare a riprendersi pinocchio dalla pancia della balena prima che i succhi gastrici lo sciolgano.
- Non risente del tempo. Sono concetti forti, che ripeschiamo da dentro, che non invecchiano, né svaniscono, e anzi, ci si chiede perché siano stati sepolti, dimenticati, avversati, diventati kawaii o politically correct, diventati vergognosi… Insomma, ci vogliono altri Bluvertigo e altre Murgia. (tra l’altro, riascoltatevi L.S.D., sempre per restare in tema.)
- Non c’è nulla di violento, ma è tutto, linearmente, antiviolento e pacifista. La strada è per la felicità.
- Presenta i limiti dovuto alla perdita degli elementi meravigliosi racchiusi in una lezione e in genere nell’ars didattica. Risate, battute, espressioni facciali, tono di voce, mimica corporea… nel libro non possono entrare e lo sappiamo, ma ci sono sprazzi che li lasciano immaginare.
- c’è la sardegna nella sua profondità linguistica ed etnografica, imprescindibii per la lettura e comprensione di tutta la seconda parte ma presentissime anche nel resto. Se non volete sentir parlare di sardegna, valutate di non leggerlo.
- è attualissimo nell’istante in cui immaginiamo che chi ci governa e i media lo abbiano compreso e lo stiano attuando, al contrario, sul nostro vivere (tipo dirti che l’amore è importante mentre ti spingono a odiare al massimo grado i portavoti di turno, siano neri arabi o juventini.
Non ho voglia, comunque, di andare nel dettaglio. Vi dico solo che la prima lezione è quella dei bluvertigo. L’odio non è contrasto dell’amore ma è “sentimento umano e duraturo” che ha il suo posto, come moltissimi altri sentimenti. Purtroppo, secoli di repressione ce lo confondono e sporcano, ma lui è un nocciolo, non una buccia, ed esiste sempre. In definita è naturale.
La prima lezione è propedeutica alla seconda, perché solo comprendendola si può metter in atto l’odio riconoscendolo nelle parole e nel linguaggio. E dandogli il peso che si deve. Questa, forse, anche se voi direte che sono esagerato, è una lezione molto vicina ai concetti di Levi. (Primo, non Carlo). In questa lezione entrate in Sardegna e imparate a frastimare.
La terza lezione è pratica, ovvero esempi, ovvero lezione su odiatori famosi e dove incontrarli. Grazia Deledda, San Paolo, un salmo… E poi la cosa importante: come riuscire a disinnescarlo, l’odio, quando viene usato contro la collettività.
E poi c’è molto di personale. Il lavoro di rendere leggibile le lezioni, con una via di mezzo tra uno sbobinamento e una pulizia, ha lasciato intatto il valore emotivo della persona. I rapporti umani, i riferimenti intellettuali… Insomma, non è un libro fatto solo di parole e concetti, ma anche di tono di voce e tossicchiare della vita.
E io non vi dico altro.
Un po’ perché mi sono rotto, un po’ perché voglio scrivere un po’, un po’ perché mi voglio godere un americano di fronte a una luna nuvolosa. Ah, se non gli ho messo 4 stelle secche è proprio per la fisiologica resa inferiore a quello che era l’opera originale, ovvero un’opera didattica. Insomma… leggere una lezione non è come seguire una lazione. Ma è comunque molto.