“Canto di Natale con autotune” di Marco Presta**

“Canto di Natale con autotune” di Marco Presta**

Lunedì ho letto un libro. Un libro corto, casuale. E non mi è piaciuto. A tratti, anzi, mi ha persino irritato un po’. E queste cose le avevo scritte ieri notte, e avevo anche finito il post e poi non so che diavolo, ho salvato una bozza che non mi ha salvato nulla e insomma, ho dovuto tirare fuori tutto il mio nirvana per evitare gesti violenti e bestemmioni volanti.

Pazienza. Lo riscrivo. Ma sarà più corto, ne sono sicuro. Non ho palle di raccontarvi tutto quello che.

Però taglio solo i cazzi miei. Vi avevo detto che vi sto scrivendo da un nuovo PC. Comprato usando tutto il bonus docente che, basta che arrivi io, e passa da 500euri a 383, governo ladro e senza nemmeno che piova. E da ieri notte a stamane, tra l’altro, è successo la cosa in Nepal e mi sembra anche stupido perdermi a parlare di un libro come questo e del suo approccio boomer al mondo (e non intendo boomer in senso generazionale, ma in senso di meme). 

Comunque dai. Parliamone.

Intanto come è che me lo sono ritrovato tra le mani. Colpa della mia testa di scemo che dimentica tutto sempre e dappertutto. Mi sono dimenticato la borsa con le uova e i libri da finire e lunedì, che era terzultimo giorno di ferie ultimo giorno di fiume, dovevo recuperare da giorgia qualcosa da leggere. E’ cortissimo. 100 pagine. E poi Marco Presta è un nome che diceva qualcosa. E infatti è il tizio, uno dei, che fa il Ruggito del Coniglio. (ascoltabile se capita ma anche no sulla media distanza). Insomma… proviamo.

Ecco… Credo che la descrizione sulle alette doveva mettermi in guardia. Riproporre la cover di Canto di Natale di Dickens è un qualcosa che non può avere buoni esiti. Forse solo la chiave comica, può, ma l’hanno già fatto in tanti. E’ un po’ come, restando in tema musica, fare una cover dei depeche o Simone e Garfanko. E intendo quelle canzoni là, che non voglio nemmeno nominare. Non si fa. E se si fa… boh, devi essere un genio. Non è il caso di Presta che ce la ripropone praticamente uguale, ma messa in salsa moderna e ambiente musica trap e mercato musicale attuale. 

Oh, certo, cambia tutto cercando di essere originale, ma sinceramente, quando uno fuori dalla realtà parla con entità spiritiche, che sia il fantasma del passato in forma umano o un violoncello che parla, cosa cambia? Può essere anche Billie Eilish o Elvis, non è originale. Ah… appunto, Elvis. Poi chiaro… le menti dei boomer si stupiscono e dicono “Wow” ma zioca, no.

Comunque, per farvi capire in breve il mio disappunto, vi faccio un elenco di affermazioni.

  • la trap fa schifo, un coacervo di idioti drogatissimi e stupidi di coefficiente creativo, culturale e capacità canore grande quanto una chiave da dodici che andrebbero eliminati dalla faccia della terra.
  • la musica è quella di una volta, suonata con gli strumenti, pura, creativa, cantata da voci che sanno fare le scale, seguono le ottave e sono di persone dotate.
  • l’industria musicale è assurdamente perduta, mostra il lato più becero del consumismo, dove l’offerta crea la domanda, antikeynesianamente, ma lo fa nel modo peggiore, creandola sciocca, sfigata, inutile e soprattutto nei confronti dei senza talento.
  • i tatuaggi vanno denigrati, i piercing vanno derisi, le droghe demonizzate. Se gli elementi coincidono siete di fronte all’essere più ridicolo del mondo, che solitamente è un trapper.
  • un uomo fallito nella vita è grasso. grasso e calvo. calvo e con un riporto assurdo e kilometrico. Se arriva il vento il riporto svolazza. l’uomo è sempre affaticato e sudaticcio. più sudaticio però.
  • un povero diavolo bravo a ligio al suo lavoro sicuramente fa volontariato, ama il prossimo più di se stesso e non riceve dal mondo e dagli altri alcun riconoscimento o gratificazione. Ma lui è contento così.
  • l’autotune ha rovinato la musica e probabilmente il mondo tutto, lo usa la gente che non sa cantare e senza latrano come cani affamati di fronte a una bistecca di plastica

Ecco. Se concordate con queste affermazioni… ecco, questo il libro per voi. Correte a comprarlo e fatelo leggere al vostro gruppo di lettura di simpaticoni. Se ritenete che siano una totale manica di stronzate, devote al più stucchevole qualunquismo, populismo, luogocomunismo… okay, allora vi irriterete come me.

Ora, brutto o non brutto, ci sono cose oggettive, che mi fanno molto pensare che il libro sia di quelle cose scritte per obbligare la gente a comprare un regalo di natale librico, che costa tanto per quello che è ma poco rispetto a un atlro best-seller del momento cartonato e che, con quel titolo che pare di rottura e moderno.

Per esempio, possibile che in ogni pagina o quasi si debba dire/ricordare/descrivere il protagonista – Aurelio Scrocchia – come un ciccione?. Lo si dice in mille modi, sempre, e a un certo punto diventa fastidioso. Ma l’editor non se n’è accorta, di tutto questo body shaming? Che poi avrei da discutere anche sull’aspetto macchiettistico che uno dice “Ma volevo essere ironico, è tutta ironia” Eh, no, cazzo. Questa è l’ironia di 40 anni fa, funzionava per Benni, ma se mi metti il libro in chiave moderna pure l’ironia deve cambiare. No riporto, ma patch ridicola, no ciccione sudaticcio, ma liposoluto plasticato con problematiche relative. O comunque, via dai cliché beceri.

Che però sono pane quotidiano per i buongiornissimo kafè, bisogna tenerne conto.

Poi… altra cosa oggettiva. Il protagonista parte discografico, fa le cose del discografico e poi, a un certo punto… diventa produttore. Ma siamo seri? Sì, lo so che quelli là che pensano le cose dei punti precedenti non distinguono, però non era cosa da farsi. Qui non serviva l’editor.

E a parte questa cosa, ultima irritazione oggettiva, è quella che non mi puoi scrivere la trama, già telefonatissima, sulle alette e farmi pensare che il finale è stupefacente, incredilmente nuovo e insospettabile e non me lo svelerai nemmeno sotto tortura e poi è esattamente quello che ci si aspetta. Se volevamo essere ironici nel finale doveva esserci nichilismo e cattiveria. 

Ah, già, ma è un libro natalizio…

Insomma. Lo potete leggere come divertissment, se vi capita per le mani e non avete altro e dovete passare 2-3 ore a leggere forzatamente, oppure se odiate la trap e amate la “vera” musica. Ma se ritenete il mondo un po’ più complesso di così, boh, anche no. Tra l’altro vedo che Presta ha un sacco di libri, quindi non so come siano gli altri. Immagino migliori. Però se rincorrono sempre quella logica del Vorrei essere Benni ma non ci arrivo e se ci arrivo è tardi, non fanno per me. Se invece ce n’è qualcuno diverso, ditemelo, magari chissà.

Ah, vi posso dire altre due cose o tre, che c’entrano e non c’entrano.

Una che c’entra è che ci sono i disegni. Sono carini. Non servivano ma giustificano il regalo al boomer, che se ci sono le figure riesce a visualizzare meglio.

Una che non c’entra è che sono nella terna dei finalisti allo Scerbanenco. Dopo un paio d’anni che non scrivevo a luglio ci ho riprovato. Vediamo se con questo settembre continuo. Comunque sarà piacevole tornare a Lignanonoir.

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