“Loro” di Maxime Chattam***
Sì. C’è stato un tempo in cui mi sarei rilassato, a parlare di libri letti. Non è più quel tempo. Ma resta che mi spiace non festeggiare la lettura di un libro da 500 pagine scrivendoci qualche riga e qualche pensiero sopra. Tant’è che è martedì sera, cioè adesso, sono libero, domani ho giorno libero e dovrei avere il tempo di.
Invece no.
La libertà di stasera me la sono giocata con un insano desiderio di coca cola ghiacciata che mi ha lasciato contorto e agonizzante per due ore e solo adesso comincio a salutare gli ultimi crampi. E me la sono giocata anche cominciando a leggere un manga di Luca, cioè, il regalo di natale suo, che mi ha prestato, che è troooppo figo. E quindi mi sono perso via lì, e per fortuna che ho/ha tutti e tre i volumi (primo finito e adesso sono a metà del secondo). E la libertà me la sono giocata anche sputtanata anche con un ridicolo meeting su teams per la nuova maturità gestito malissimo a livello tecnologico. In pratica ho passato due ore equamente suddivise tra 1) tentare di entrare in stanza 2) guardare slide con una tipa che fa il pesce muto 3) bestemmiarie a causa di 1) e 2). E vabbè. A volte va così. E pensare che volevo dipingere.
E anche domani, direte voi, che c’hai giornata libera, puoi recuperare. E invece no, ché alle 11 in banca con zio per capire che diavolo vogliono fare dei suoi soldi, alle 14 collegio docenti, alle 19 a farsi venire il fegato marcio per film Regeni. Quindi, mi son detto, lo metto via, questo libro.
Che poi, è il mio libro del primo dell’anno.
Nel senso. Sì, ma no. Sì perché ho cominciato a leggerlo – come tradizione – il giorno del primo dell’anno. No perché quest’anno non sono andato a passeggiare in riva all’acqua ed ero in treno. Per andare a Milano a vedere mostre. Tipo queste qua. E no perché non è stato un libro comprato a caso gli ultimi giorni di dicembre, come tradizione, ma me l’ha regalato Noè, assieme alla palla lunare galattica. E no, anche perché è un libri di serial killer, abbastanza corposo. Loro, di Maxime Chattam, che immagino sia scrittore francese, visto che il libro è ambientato in Francia e i protagonisti sono gendarmeria francese. Di solito, invece, i libri del primo dell’anno tendono a essere meno centrati sul cosa e più sul come. L’anno scorso, se ben ricordo, era stata la Murgia, che è il prototipo perfetto di un libro del primo dell’anno: breve, denso, di racconti, con una scrittura potentissima e riflessiva. Ma sto diradando, come sempre. Concentriamoci.
Il fatto che siamo a inizio febbraio e che abbia finito il libro venerdì scorso vuol dire che non faceva schifo. Soprattutto la seconda parte, con il thrilling finale, è stata coinvolgente. In generale, però… alti e bassi. La scrittura a tratti è imbarazzante. Non so se dare la colpa a una traduzione poco traditrice, o che ne so, a una voglia di raccontare le cose senza badare troppo al come, e puntando molto sul cosa succede. Le soggettive, in ogni caso, cambiano troppo e troppo in fretta.
Mi spiego.
Se cercate in rete trovate spesso come sottotitolo “Il primo caso del(la) tenente Ludivine Vancker” ma non è vero un cazzo. L’idea iniziale, abbastanza chiara, è di lasciare una serie di protagonisti, al comando delle indagini. Addirittura quattro. Un classico “eroe maschio bianco solitario malinconico problematico ma molto bravo nel suo lavoro”. Poi la solita “collega figa belle tette arti marziali carattere aggressivo ma tanto prima o poi scopano”. E poi il fuoriclasse: il solito “magnetico inarrivabile criminologo ritirato a vita privata che ha visto tutto prima ora reticente ma poi torna su come i peperoni a ogni pagina”. E poi un comprimario ma non troppo, tipo “montagna umana, buono, di colore, famiglia e figli, indispensabile nel momento del bisogno”, Di solito è quello che muore. Cercando si seguire i 3+1 soggetti, all’inizio si parte dall’eroe, ma poi si cambia (per forza maggiore) e si passa a soggettive rimbalzanti, secondo me non sempre ben centrate. E poi si passa anche a delle soggettive dei killer.
Il fatto di quel sottotitolo è abbastanza chiaro. Creare la serie, creare un personaggio, mettersi nel grande fiume degli investigatori imperfetti e notevoli, che ormai conta decine e decine di imitatori di imitatori. Mi va bene. Ma questa Ludivine, alla fine, non è né carne, né pesce. E nemmeno pastasciutta. Un caprese, toh.
Poi ovviamente abbiamo i cadaveri. Un sacco di cadaveri, perché ci sono un sacco di serial killer che pare si siano messi in squadra per uccidire – ognuno a modo “loro” – sfidando il mondo. O per lo meno la gendarmeria francese, ma poi pure i polacchi e quelli del galles e la spagna. Insomma… un eurothriller. Anche meno, dai. Hai voglia a nascondere ai media un raffica di omicidi simili… Sai com’è, i parenti non ci sono, la gente non parla, nessuno vede niente e si dimentica anche se cammina sulle budella… Ma facciamo anche che vi crediamo. Però ci sono punti fastidiosi.
Tipo. Il nostro Chattam ha senza dubbio studiato molto. Intendo criminologia, sociopatia, disturbi della personalità, eccetera eccetera. Ma butta dentro tutte queste cose con spiegoni cazzuti di Mikelis, il criminologo-serial killer, che alla fine, sembrano quasi delle ovvietà.
Tipo che ne so: “Eh, il killer svuolta gli intestini e si infila fra le costole delle tipe che uccide per ricreare il grembo materno per traumi che blablabla…“. E grazie al cats, direi io. E invece qua tutti fanno “ohhh” come i bambini. Utilità per l’indagine? Zero. Poi l’altro killer ama uccidere e riportare in vita… okay, figo. Inquietante. Ma poi anche qui si sbrodola con uccisioni multiple scuoiamenti e mancano solo le piroette sulla torre Eiffel. Eddai… Diciamo che, per quanto l’autore si premuri di sottolineare ogni 5 pagine l’abilità dei killer a non lasciare tracce, in un mondo pieno di telecamere, di strumenti digitali e informatici, di impossibilità di non farsi vedere… insomma. Ti credo, ma fino a un certo punto. Poi quando mi dice che la difficoltà maggiore dell’indagine era modificare i file dei tabulati in pdf copiandoli in doc e aggiustando manualmente i rientri di riga… (cioè, dio cristo, e usalo ‘sto chatgpt, che nel 2024 esisteva quasi, o al limite anche incolla speciale senza formattazione va bene) be’, diciamo che questi investigatori non mi paiono proprio dei Tony Stark della polizia.
Per dirne una, uno dei killer lo chiamano “la bestia” (fantasia, portami via, considerato che l’altro si chiama “il fantasma” e un terzo “il cacciatore”) perché mangia dei grossi morsi di carne alle vittime con una dentatura che non è umana e non è di nessun animale. Dopo che ti dicono questa cosa, tu pensi, “Beh, ovviamente si sarà fabbricato una specie di bocca meccanica per mordere, ovvio”. Ma loro (gli investigatori, dico) loro no, loro per tutto il libro a fare illazioni su quale tipo di animale poteva essere e a interrogare dentisti di mezza europa per cercare deformità simili… Indovinate poi cos’era? (No, non era un chupacabra, sarebbe stato interessante)
Ma veniamo alle cose buone, che ci sono

Ma ve le dico dopo, ché adesso vado a finire la seconda metà del secondo capitolo del mio mutaforma immortale estirpatore di immortali. Vi lascio pure una tavola, se la trovo:
Ecco qua. Bello eh? Altro che serial killa francesi che incidono asterischi ed e corsive sulla schiena dei cadaveri.
Anyway, finito anche il secondo capitolo del manga. Bello più del primo. Situazioni belle, tavole superbe. Mi sa che faccio notte e mi faccio pure il terzo.
Dicevo però delle parti belle di questo thriller.
Un inatteso colpo di scena che taglia a metà il libro, spaccandolo in due. C’è un prima, e c’è un dopo. Un cambiamento in testa alle indagini che in effetti non mi aspettavo. Diciamo che è da qui che il libro comincia a ingranare. Poi, quando il thriller diventa da europeo a internazionale, le ultime 100-150 pagine volano. Il nesso è un “classico” istituto misterioso di bambini disagiati di metà novecento che… indovina da dove vengono? State per dire esperimenti nazisti? No? Fate male, perché avreste indovinato. Sì, Chattam si gioca la carta del trauma della guerra sui franco/tedeschi, paria senza nazione. Vi dirò… detta così potrebbe sembrare banale, ma invece lo usa solo per un raccordo di personaggi. E sono anche i primi punti in cui le intuizioni di Ludivine cominciano ad essere di una certa qualità. E siccome uno dei tizi abita da trentanni in Canada e un sospettato forte è appena partito per il Canada… Ecco che l’ultima, drammatica, rocambolesca, adrenalinica scena si svolge in mezzo al nulla – ghiaccio e neve – in un luogo dove il l’individuo più vicino è un innuit. Ammetto che ho apprezzato questa location.
Anche qui, un bel po’ di morti, ammazzamenti, sorpresone. E la sorpresa finale che sembrava telefonata, invece, si rivela più grossa del previsto. Insomma… anche questa cosa l’ho apprezzata.
E poi, e vedo di chiuderla, ché qua è tardi, c’è l’idea di fondo. Idea da salvare. Banale, certo, trita, certo, ma non priva di un certo fascino se applicata ai serial killer. L’autore cita direttamente il libro cardine da cui proviene (questo, di Matheson, che sappiamo essere un capolavoro) e potremmo chiamarlo “idea iosonoleggenda”. Ovviamente, i vampiri, in questa accezione, sono i depravati, i deviati, i… eh no, ho sbagliato. Non sarebbero depra e devi niente se fossero la maggioranza.
Se volete un po’ di sinossi, ve la copincollo che faccio prima: “Cosa può esserci di più spaventoso di un serial killer a piede libero? Due serial killer che uccidono contemporaneamente. Ma se fossero tre, o addirittura di più, come si potrebbe arginare la loro forza distruttrice? Il primo è chiamato la Bestia, perché sui corpi delle vittime lascia dei morsi enormi che non sembrano quelli di un uomo e neppure di un animale. Il secondo viene soprannominato il Fantasma, perché non lascia mai tracce. Uccidono in modi diversi, in zone diverse, ma entrambi firmano i loro delitti con lo stesso simbolo: un asterisco seguito da una e. Cosa significa? I due si conoscono? E cosa li spinge a commettere gli omicidi più terrificanti che la Francia abbia mai visto? Un giorno, in una stazione ferroviaria di provincia, un ragazzo dipinge lo stesso simbolo su una parete. Pochi istanti dopo, uccide alcuni passanti spingendoli sotto un treno in transito, prima di togliersi la vita. L’enigma diventa sempre più inesplicabile. Quando Ludivine Vancker e Alexis Timée, della Sezione Ricerche della Gendarmeria di Parigi, si rendono conto che loro indagini sono a un punto morto, decidono di chiedere aiuto al noto criminologo Richard Mikelis: l’unico capace non soltanto di dare la caccia agli assassini, ma di pensare come Loro. Perché lui è come Loro, un predatore di predatori.”

In breve, vi dico che se pigliate questa edizione, che costa 9euri e la regalate a un impallinat* di serial killer e thriller, gli piacerà. Non sarà tra i suoi preferiti, ma arriverà alla fine con un certo piacere. Fuori dalla cerchia di questi lettori, non so. A me non è dispiaciuto leggerlo, ma se mi regalate un altro Chattam, lo metto su Vinted senza aprirlo. Uno va bene, due no. Adesso, ovviamente, aspettiamo la serie TV o il film. Nel frattempo vado avanti col manga di Masasumi Kakizaki. E guardate quanto è bella Ren, quattromila anni e non sentirli