Amore

Amore

Dicono che l’unico amore sconfinato sia quello delle madri, ma è una bugia.
Ci sono amori smisurati, rarissimi, tanto intensi da non tollerare la propria fine, la propria dissoluzione, da mutarsi in follia, imprigionandone i creatori.
Amori come il nostro.
Stelle incandescenti che hanno illuminato la galassia delle notti passate insieme, esplodendo di bagliori e scintille, ma che ora si sono spente, pur brillando durante la caduta.
Io e te, Claudio, lo sapevamo.
Ce lo leggevamo negli occhi, mentre il silenzio cadeva sui piatti sporchi, mescolavamo chiacchiere sul meteo e csulla ronaca del TG regionale, mentre facevamo cin coi nostri banali aperitivi casalinghi. Mi guardavi preoccupato, mentre piangevi, dentro. Eravamo incapaci di confessare che stavamo sbiadendo.
Ma sapevamo che non tutto era perduto.
Potevamo ancora salvarci, rimanere fianco a fianco, fondere le carni per bruciare di nuovo, come una cometa che ricomincia a brulicare di vita. Uno di noi doveva trovare il coraggio. Non l’avessi fatto io, sono certa, saresti stato tu.
Ora dormi vicino a me, su questo giaciglio di legno intiepidito dal velluto. Sprofondiamo nel buio.
Ti ho lasciato decine di snack, i tuoi preferiti. Poco più sotto, lo stillicidio della cannula riempie un bicchiere, che rovescerai svegliandoti, ma non importa… Hai spazio sufficiente per raddrizzarlo, riempirlo di nuovo e portarlo alle labbra.
L’avevamo ordinata assieme, questa cassa; ne pretendevi la comodità. E avevi ragione. Mi accoccolo e poggio il braccio sopra il tuo torace, respirando t’accarezzo il collo. Sono sfinita. Non sei più un giovanotto snello e ossuto e trascinarti non è un gioco da ragazzi.
È stato più facile convincere gli operai della nostra partenza e che lo scavo per la piscina non serviva più. Ecco… sento il crepitio della terra sul coperchio. Cominciano.
Perciò, adesso, ciao Amore.
Non sentirai l’ultimo bacio: il veleno farà effetto prima che sparisca quello del sonnifero. Mi troverai fredda, ma so che capirai.
Qui sotto, nel buio silente dell’eternità, saremo di nuovo cometa, brulicante di vita.

 

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Questa è una piccola storia di gelo. L’ho scritta per il 300 parole, perché mi fa sempre partecipare al concorso di Scheletri. Un piezz’e core, diciamo. Poi chiaro, oramai scrivo quello che mi piace e non quello che piace, e questo mi piaceva. Con 4-5 parole in più è già migliore, e credo me lo terrò così, senza ingrassarlo ancora. Il disegno, as usual, dalle drawning nights di moscow mule. Poi tra l’altro, contrariamente al solito, sembra l’abbiano pure capito. Ovvio… per vincere devi farti plagiare le storie dai vampiri, ma va bene anche così. è una storia d’amore e follia, e sarà bella tra le altre piccole storie di gelo.

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