DONE Hic sunt – gelostellato

Hic sunt

Hic sunt

Venite a prendermi qui dove non avete regno perché non avete abbastanza bottiglie e lattine e bicchieri e piatti e modi di dire e voi nemmeno modi per morire. 

Venite a prendermi qui sopra le gambe lunghissime che hanno a volte i semafori e le magie che ti fanno le streghe che ti hanno succhiato via le energie con gaudio e fantasia. 
Venite a prendermi qui voi che avete una mano sola scadente e senza nemmeno una regina. 
Venite a prendermi qui voi che avete un lavoro mille figli di cui ne fate uno è una moglie di cui fate zero. 
Venite a prendermi qui mentre striscio una macchina e tutto ciò che sapete dire è che dovrei chiamarla automobile. 
Venite a prendermi qui dietro alcuni fanali rossi e con occhi di gatto portati in trionfo da tutti quelli che ne hanno avuto pena e disgusto. Venite a prendermi qui a notte tarda. Perché sono lo spettro che affascina le vostre case e le vostre vanità
Venite a prendermi qui dove le mani hanno pochissime dita forse nessuna forse una sola e pare una montagna. 
Venite a prendermi qui dove nel palmo mi sta un culo intero e su quel culo hanno costruito una città e in mezzo a quella città c’è un mare dove galleggia un pianeta e in mezzo a quel pianeta c’è un mare dove galleggia una città. 
Venite a prendermi qui mentre parlo con un barista che ha mille anni e mille occhi ma tutti chiusi e io ripeto ancora stantio ed imperterrito Venite a prendermi qui… E qui… Venite.

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