Gennaio 2012

La lasciai a marcire, Soffocata tra i ricordi. Vidi vermi pigri Succhiarne le carni, Il silenzio e la distanza Smagrirne e sbiadirne le forme, Il richiamo, I profumi. Ma una volta rimasta d'ossa, La vidi alzarsi, camminare, tornare. E allora ritrovai, riattaccai modellai le carni. Ben presto m'accorsi Che altro era l'animo, Altra

, L'ombra della mano Un filtro di cancellature che manca e precipita, Un altro d'inchiostro che sfuma e rallenta. Son passati mesi, e prima di questi mesi altri mesi, Come possiamo dirci poeti, se il mignolo vola e non tocca terra? Un'agenda, un diario, una maschera

Abbiamo riposto le maschere,  In stanze dove lunghe file di chiodi Attendevano mal allineati. Alcune le abbiamo strappate Assieme alla pelle, Altre sono corse via usando per gambe Una pioggia di sabbia, Mentre noi le richiamavamo indietro, Sconsolati. Ci restavano le lame, Impolverate o arrugginite, Ma non le abbiamo usate mai.

Le streghe di casa mia Hanno vanificato i muri. Una vive dentro una moneta, In un quadro appeso in salotto, Senza facce e senza virtù, E senza guitti, né colori, Da comandare. Un'altra, sulla credenza, Danza in equilibrio su un granello Di polvere Alato e balordo. Una terza e una quarta Hanno

Confezionammo un fantoccio fradicio di carne di carta Da impiccare a ogni albero nudo, A ogni freddo palo della luce. Muovemmo i passi dei nostri libri Nelle piaghe delle loro storie. Fummo latte per ferire Il nostro cuore di pane, Risa soffocate per dare respiro Al fuoco. Cercammo coi denti Di