“La gnot di Maqor/La notte di Maqor” di Fiorenzo Innocenti****
Leggere…
Leggere è ancora lontano da me. Leggere libri, intendo. Ma i graphic novel, invece, quelli sì, quelli ce la faccio. E sono al secondo che mi ha regalato Meni, stavolta in friulano, stavolta figlio di Colonos e Glesie Furlane, ma che rispetto al manuale sul vino, è un’altra cosa, di un altro spessore, ma ha comunque dei punti in comune. Il vino, okay, ma anche l’intento e la forza comunicativa. Comunque, prendiamocela con calma, e parliamone.
Con calma e contorno. Vado a rimpinzare lo spolert, a prepararmi una cosa sperimentale con la vodka e la redbull azzurra, e mi tolgo le lenti a contatto, e metto Surtum di Massimo Silverio, ché mi sono reso conto di averlo trascurato e invece è bello quanto e come il precedente. Vado e torno…
Fatto. Tutto. E ho preso sottobraccio questo librone enorme e pesante. Lo potete trovare in edizione italiana, edito dalla Gaspari, e si chiama “La notte di Maqor – Riscrittura per immagini delle ricerche aquileiesi di Don Gilberto Pressacco“. L’autore è Fiorenzo Innocenti, in arte Flò, autore di un altro fumetto una ventina d’anni fa e di professione… geologo. Non ho trovato altro. A questo punto è autore sia dei testi, sia delle tavole. Il libro è importante già dalle dimensioni. Più largo di un A4, 250 pagine, misto colori e b/n, con postfazione breve, ma ottima. Prezzo non popolare ma giusto: 24,50euro. Io mi sono letto l’edizione in friulano, e considerato il tema trattato… ha molto più senso di esistere che di quella in italiano. E’ stata presentata ad Avostanis, quest’anno, ed è figlia di Glesie Furlane e dei Colonos (storica associazione culturale friulana).
Vi dico subito che avrei molte migliaia di cose da fare, invece che aggiornare il sito, ma succede che ho voglia di. Perché il libro se lo merita. Tra l’altro, l’avevo lì da un po’, ma con la vecchia che mi ruba la vita non ho avuto mai il tempo per. Ieri però, mentre cucinavo, ho cominciato, e sono arrivato a metà. Oggi, stasera, davanti ai miei wurstel accompagnati dal Gazalibre, ho continuato e finito. Proprio volevo, finirlo. Anche perché c’è del catchy in questa sceneggiatura.
A proposito: Vodka e Redbull azzurra (quella con la lattina bianca, per capirci) sono una buona base. Forse non si riesce a correggere abbastanza il dolce, ma con qualche aggiunta tipo lime o rum potrebbe uscirne un gran cocktail… vi faccio sapere.
Dunque… dove eravamo rimasti. Al bere. No. Cioè sì. Il bere del protagonista. Il protagonista è Don Gilberto Pressacco. Se non sapete chi è, vi può bastare la wiki, ma forse è il caso di dare un occhio anche a qualcosa di più. Sia quel che sia, la figura di Gilberto Pressacco, come intellettuale e studioso, è senza dubbio tra le più incompiute della cultura friulana. E’ una sorta di jeff buckley dell’umanesimo regionale, perché è abbastanza logico, sapendo delle sue intuizioni, considerare a quanto sarebbe stato possibile vederle in espansione se non fosse morto a 52 anni.
Troppo vino e troppo, soprattutto, fumo, certo. Ma è un aspetto bello di questa graphic, quello di mettere in risalto i vizi, fino a farli diventare peculiarità. Non c’è una pagina in cui pre Gilberto non fuma e non beve. Anzi… non c’è una striscia, credo, in cui non lo fa. Il viaggio di questo eroe, appunto, sta anche in questo. La graphic tratta di un momento preciso degli studi di Pressacco, ovvero quello per cui è ricordato e conosciuto e che corrisponde all’ultima fase della sua vita. Più che di teorie, e in effetti, qui Flò lavora proprio bene, si ha l’idea che siano intuizioni, e non è la stessa cosa. E questo eccedere in fumare e bere, sono l’equivalente della discesa agli inferi di cui Pressacco parla, nel fornire l’idea che la chiesa di Aquilia sia una diretta discendente – la musica e il ballo parlano – di quella Alessandrina. Maqor, ovvero Marco, il discepolo di Gesù, è il marco di un sacco di cose che solo un friulano con radici linguistiche profonde può capire appieno. Non io, per dire. Marco come l’arcobaleno, l’arc di sant marc. Marco come lis marculis e il marcolâsi, il fare le capriole, le giravolte, il ballare on fire. Insomma… c’è davvero un sacco di saggistica in questo fumetto. Contenuto, citazioni, teorie… tutto reso leggere non solo dal medium, ma anche da alcune scelte grafiche e stilistiche.

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Ovviamente, e sto cercando di non parlande di proposito, la canzone/villotta/musica/trance di cui staimo parlando è talmente celebre che se ve la dico vi fa come effetto “creep” per i radiohead. Quindi non ve la dico ma vi metto dei link. Tipo questo, cedi Corte di Lunas. Ma perché no, andiamo ai classici veri, come gli FLK. E perché no, un vip. Insomma… ci siamo capiti. Siamo su una cosa inflazionata che, come succede in questi casi, ne nasconde l’identità e la profondità. Ecco dove questo graphic novel vince. Riporta complessità. La complessità del pensiero di Pressacco che è tanto disorganico quanto affascinante. E percorrendo il pensiero si percorre opere e ispirazioni, colleghi e antagonisti, testi e luoghi. Ci sono molte cose riuscite: dai trickster come la perpetua, dalle spalle azzeccate come il vecchio prete, o Renato Jacumin. Dalle meteore ben riuscite come il medico o l’oste. Bell’idea anche il ripercorre l’arte, con citazioni a colori che vanno da quella antica al Novecento.
Certo, se volete che facciamo gli sboroni qualche parola sull’incertezza di un segno non sempre con la sua identità e a tratti ingenuo la possiamo anche spendere, ma è veniale e comunque, appunto, si deve essere sciocchi a non vedere come qui il contenuto sia da lasciar correre prima del segno che lo trasporta.
Poi che altro? Ah, si. Siete più colti. Dopo aver letto questo tomo siete più colti. Non proprio informati, ma più colti sì. Tra l’altro, è libro da rileggere o comunque conservare ed eventualmente riprendere in mano se vi manca un appiglio per certi concetti.
E io direi adesso basta. Torno ad ascolare cose, tipo Billie Eilish, perché mi va. E non è scjarazule maraçule, okay, ma non ci siamo poi tanto lontani, in certe cose.