La sua congrega
Si arriva dove c’è la morte.
Dove la morte siede tronfia e intorno ha la sua congrega.
Si arriva in un pomeriggio di sole, vicino al fiume, all’auto, all’acqua minerale fresca, al borborigmo di un aereo dietro ai pioppi e qui, muta, c’è la morte.
La morte e la sua congrega.
Siede nei nuovi nei sulla coscia, sull’avambraccio, sul dorso macchiato della mano sinistra.
Siede nella fitta al fianco, sul crinale delle costole, mentre un verso strozzato spinge la schiena e il suo sollevarsi.
Siede nei vuoti della vista, dell’udito, della cartilagine delle ginocchia.
Siede nel colpo di tosse immotivato che spinge il muso fuori dalle costol,e dopo il sipario dello sterno.
Siede nel ventre, gonfio e teso.
Siede nelle occhiaie, nelle palpebre, nelle rughe, nel pelo irto e di cenere.
Siede nel sogno.
Siede nella stanchezza.
E la sua congrega di dolore, invidia, ira, indignazione, stupidità, in piedi, venera e marcisce.
Ripeto
Ripetiamo
La sua congrega ci venera
E marcisce.
