"Via dell'angelo e altri racconti" di Elsa Morante***
La ragione per cui donna Amalia non ingrassava troppo era che, nell’intimo di lei, continuava ad ardere, senza mai consumarsi, quel fervore che una donna comune può conoscere quando è bambina; ma che poi si frena in gioventù, e tramonta nell’età adulta. I sentimenti, i pensieri di donna Amalia erano sempre in moto, sempre accesi; e perfino nel sonno non si quietavano giacché il suo riposo era un tale spettacolo di sogni che, a raccontarli, sembrerebbero le Mille e una Notte.
Il segreto del carattere di donna Amalia stava tutto in ciò: che ella, a differenza della gente comune, non acquistava mai, verso gli aspetti (anche i più consueti) della vita, quell’abitudine da cui nascono l’indifferenza e la noia.
Mostrate a un bambino un candelabro acceso: spalancherà gli occhi, agiterà le mani e farà festa come se vedesse una meraviglia della natura. Col tempo, egli s’abituerà alle grazie della vita, e ci vorrà qualcosa di raro per dargli meraviglia e piacere. Non così per donna Amalia; essa rimaneva sempre una novellina, e il mondo, per lei, era un teatro d’Opera sempre aperto, con tutte le luci accese. Per esempio: che cosa c’è di più comune, di più visto, del sole e della luna? Ebbene: a ogni sole, a ogni luna, donna Amalia si entusiasmava, si incuriosiva, e si tormentava d’invidia come se vedesse passare il corteo della Regina di Saba.
L’uomo doveva avere circa venticinque anni e sulla virile robustezza della persona aveva un volto femmineo, quasi incompiuto come quello dei fanciulli, con occhi larghi ed azzurri dai cigli ricurvi, labbra morbide e fresche, e capelli fulvi ricciuti e piuttosto arruffati. La pelurie bionda del viso, invece di renderlo più rude, ne addolciva l’epidermide di un colore roseo abbronzato e il movimento leggero di quei grossi polsi attorno al legno aveva il senso misterioso e leggendario dei giucchi infantili. Era vestito di vecchi pantaloni di fustagno rosso e di
una giacca di camoscio verdastra e consumata. Ai piedi portava ampie pantofole imbottite di pelo.
Dopo un minuto di esitazione, si alzò all’entrare di Elena e balbettando un saluto arrossì tutto a un tratto, senza cessare di girare con le dita intorno ai suoi legni.
– Sono, – ella disse allora con sicurezza e tutta rasserenata, – la padrona della casa. Sono arrivata oggi.
– Ah, sì, – egli disse, confuso, con la stessa voce fresca e sonora che le aveva parlato all’ingresso; e, poi, volgendosi da un lato, seguitò: – Mamma, c’è qui la signora. ,
Elena si accorse allora che in quella cucina affumicata ed obliqua si muoveva anche qualcun altro. Presso il fornello, in cui friggeva una pietanza dall’odore idi lardo, era inginocchiata una figura di donna intenta a frugare fra i carboni. Si voltò appena al richiamo ed Elena sentì subito su di sé il guizzare di uno sguardo nero. Un istante dopo la donna si levò in piedi e si avanzò diffidente, accostandosi al figlio con l’espressione di un fanciullo che vede fra l’erba una biscia e si rifugia fra le vesti della madre.
o… se entro oggi volete partecipare… diciamo che fingo di non far valere la data di scadenza! 😀
