Marzo 2012

Stamane ho visto i semafori alzarsi e zampettare Per tutta la città. Le auto si scansavano, Spezzando le code all'ansia, Le braccia all'alba, Il cuore tutto all'ilarità. E quanti guanti indosseranno i quanti? Recitava l'ubriaco Fra salamelecchi e inchini, Ridendo dell'asola troppo minuta, Di un cuore matto, Che non abbottonerà.

Abbiamo il cuore femmina, Le ciglia intrecciate  Per alcuni chilometri Con una frusta di catrame, Il resto libero, A festeggiare le brezze. Nella sete e negli umori, Scivoliamo gli indici, Per vuotare la ruggine e i veleni Dei giorni troppo uguali. Freddiamo le notti Con un proiettile di gomma piuma Sulle chiappe. Non

Quando avrete sete,  Rideremo di voi, Delle vostre didascalie, Degli ordini impartiti, Degli squarci sulla pelle. Le vesciche, Le rughe, le figure di merda, Le avete lasciate ad altri E non ve le hanno mai Restituite. I lividi e i peccati, Invece, Sono tutti nostri, Che ne sappiamo far tesoro E bruciarlo in un vulcano. Con

Ti spaventi, a volte. A volte cuci una tasca Sulla pelle nuda della malinconia, Ferita come te dal timore D'esser nata grande: Una taglia di troppo per questo mondo, Due per questi uomini. Eppure non nascondi le mani, Per pregare l'allegria, Hai per cuore un felino, Per occhi lo sbadiglio

Cavo gli occhi al mare, Li brucio alle nuvole, Li taglio con una lama ai fiumi e alle pozzanghere. E le labbra Le estraggo come cuori caldi e viscidi, Le dita poltiglia Di un cielo disumano e gonfio Di spocchia. Tu cos'hai comprato dalle foglie e dalla terra? C'era

Abbiamo concesso una nota alla notte, E ci ha restituito sinfonie. Delle dozzine d'orizzonti grigi Davanti a noi, Abbiamo scelto un mare Di alchimie barcollanti, Di coriandoli con il viso della luna, Ma colorata. Non avevamo speranze, Ma ci siamo presi l'azzardo. Non avevamo rime, Ma abbiamo rubato un calice vuoto, Un