"Questa libertà" di Pierluigi Cappello****
Poi, nel solo rumore del ghiaino sotto i piedi, arrivammo in vista della casa, mia madre e mia nonna si fecero incontro e aiutarono a sistemare la lavatrice nel praticello davanti all’ingresso; e mio padre, congestionato e rosso come il bargiglio di un gallo, con quella specie di golgota ormai alle spalle, mostrò un sorriso pieno di pudore come a dire “ma guarda un po’ cosa ho dovuto fare”.
Eravamo tutti allegri, tutti stretti intorno alla lavatrice e nessuno di noi si accorse che quel parallelepipedo bianco con un oblò in mezzo, liscio e brillante sotto il sole nel verde brillante del prato, era un’apparizione innaturale quanto il monolite del film di Kubrick.
La troppa luce spogliava ogni cosa della sua verità, quella mezza mattina d’estate; la fatica di mio padre si era dissolta nella calma pulviscolare che ci vestiva tutti, ne restava solo un grumo acido in fondo al mio stomaco, una coda dello spavento di quando l’avevo visto traballare sotto il peso quasi senza reazione.
La grande casa sembrava sul punto di prendere il volo sospesa sul ciglio dell’altura, investita dalla luce, nell’aria, forata da parte a parte dal cantare degli uccelli, che la guarniva tutta e la rendeva leggera e massiccia insieme, come un veliero pronto per salpare.
Non esiste altro lessico se non il tuo, in poesia; e quel lessico deve accordarsi con lo sguardo tuo proprio, deve intrecciarsi alla relazione che il tuo sguardo stabilisce con i tuoi sensi e che i tuoi sensi stabiliscono con il mondo, finché il lessico stesso, le parole stesse, diventano relazione. Un intreccio da cui una forma di verità molto parziale, la tua, si sviluppa e cresce con il tuo respiro.Si tratta di una precisione di linguaggio ineffabile e intraducibile, perché ha a che fare con te stesso e con il rapporto che tu solo, in quel momento, intrattieni con il mondo; una precisione mossa da criteri non verificabili, che molto spesso lancia le sue parole dentro la tua coscienza sfocata, come se fossero una manciata di sonde spinte nel buoi dello spazio alla ricercad i pianeti sconosciuti.
Anonimo
Ovvio che l'ho ordinato, mi piacciono le biografie che sono legate al nostro passato, specialmente che narrano di fatti di ieri, ma diventati, col mondo che corre non si sa verso dove, antidiluviani. Sono curiosa e tu lo sai il perché: anni fa scrissi il muro dietro la porta, che forse tu non hai letto.
Il mondo di Cappello è anche il mio visto al femminile. Sono curiosa, il pezzo che hai postato mi intriga.
Bello il titolo. Allora c'era la libertà
Elisa Sala
gelo stellato
spero proprio ti piaccia, io l'ho trovato un gran bel libro.