“Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” di AAVV

“Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza” di AAVV

Oggi è giovedì, ancora per un paio d’ore. Ieri era mercoledì e pioveva. La settimana scorsa però no, non pioveva, per fortuna. Credo sia un rarissimo caso di giorno libero in cui io riesco ad avere fortuna e a non avere l’ansia delle cose. Non ne ricordo un altro, almeno negli ultimi 5-6 anni. Sia come sia, sono andato al mare. E sono andato al mare anche per questo libro. Perché con la partenza della Flotilla, bisognava essere davanti al mare, per leggere queste poesie.

Sono andato al mare presto. Il giorno prima era brutto, ma il mare non era grosso. Ho camminato un po’, per andare dove non c’era nessuno, nemmeno il sole. E ho letto queste poesie ad alta voce, con le pause, con la sabbia, con le onde. Non è stato facile. Per niente. Ma credo che lo rileggerei. Forse, chissà, lo rileggerò.

Adesso ce l’ha Giorgia, che me l’ha regalato a fine agosto, da una libreria di Bologna, a sorpresa. Non sapevo della sua esistenza. E se cercate in rete, fate una leggera fatica a trovarlo subito. E invece si dovrebbe. Ma la gente è sempre poco curiosa nelle direzioni, pur dentro ai suoi eccessi di curiosità. Quindi almeno su questo, siate curiosi e attivi. Compratelo.

Si chiama “Il loro grido è la mia voce” ma è sufficiente dire che volete il libro di “Poesie da Gaza

Avete sentito? Non fate finta di no. E non posticipate. Ora. Andate a cercarlo in libreria, se volete skippare Amazzonia. E compratelo. Per due motivi almeno. Molti altri, ma di questi due, uno dovrebbe bastarvi. Il primo è che, preso come volete, è un bellissimo libro di poesie. Dolente, triste, crudo, certo. Non potrebbe essere altrimenti, ma il lavoro dei due curatori e dei traduttori sembra essere stato ottimo, perché c’è un mix di verità e di letteratura che non snatura mai verso una delle due. E i poeti sono poeti veri, anche quando sono persone i poeta non lo fanno di mestiere (si fa per dire).

Non penso che elencarvi i 10 nomi sia utile. Non li conoscereste.

E non penso sia utile dirvi che qualcuno di questi poeti è morto, in questi ultimi due anni, ucciso dall’invasione israeliana. In qualche caso morto proprio pochi minuti dopo aver scritto la poesia che avete appena letto. Altri stanno morendo proprio adesso, di fame e di bombe. E tutti quelli che sono a Gaza moriranno comunque, perché così hanno deciso gli israeliani.

Un secondo motivo è più operativo e concreto. La Fazi ha stabilito che buona parte del ricavato andrà a Emergency. Se proprio siete come me. Inutili persone che non fanno niente per. Ecco, almeno fate questo. Comprate il libro. Poi magari regalatelo, se la poesia vi fa cagare. Ma ci sono anche due post-fazioni e una introduzione che vi danno un’idea rapida e chiara della situazione. E vi verrà il mal di fegato, ve lo dico già. E per quando pessima sia la vostra idea su Israele, peggiorerà.

Vi scriverei qualche poesia. Ma non ho dato il libro a Giorgia, e poi tornerà. E comunque su questa pagina della Fazi trovate tutto e anche i video di qualche poesia letta. Quindi si, non cagate il cazzo, per una volta, e andate a comprarlo. Vi farà male e vi farà bene.

Poi potrei darvi altri motivi, che vanno dal fatto che il libro è curato bene, con versione in lingua originale a fronte e con brevi ma efficaci intro. Potrei dirvi che il livello di autenticità è a volte elevatissimo, ma non si perde mai di vista l’impatto narrativo, anche quando ci sta scrivendo lo sta facendo per autenticità, e non per letteratura. (Del resto, la poesia vissuta ha bisogno di mento letteratura per essere raccontata come letteratura). Posso anche dirvi che è un buon libro per chi o non si è mai interessato, o – nonsisacomedioca – è dalla parte degli invasori. E’ breve, e al netto delle poesie, vi dà comunque una visione valida. Quindi su, andate a comprare le poesie.

E poi basta. Anche troppe parole. Vado avanti a mangiarmi la crema bianca della confezione di crema spalmabile bigusto della selex. Non mi sono mai capacitato del come non producano barattoli di solo crema bianca, ma credo che – forse – se lo facessero, non la comprerei. Maledetta psicologia dei contrasti!

E comunque se avete letto queste ultime tre righe di cazzata vuol dire che non state obbedendo, ovvero non state andando a comprare il libro. Su… andate.

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