"Storia di Neve" di Mauro Corona****
Ogni tanto, quando comincio a scrivere di un libro qui sul blog e cerco l’immagine di copertina, capita che clicco su qualche recensione, su qualche giudizio altrui. Così, tanto per.
Con questo libro, invece, non ne ho nessuna voglia.
Proprio non mi interessa, sapere cosa ne pensano gli altri. Non mi interessa leggere critiche o elogi. Ho la sensazione, piuttosto forte, che siano tutti falsi. Per me, intendo.
Ci sono libri che si condivide, altri meno. Questa Storia di Neve no. Non ti viene voglia. Te la vuoi tenere per te. Tutta tutta.
Perché?
E’ questione di diverse cose.
Mi viene in mente un esempio, per dirvene una.
Avete presente quel libro della Harris del post dopo di questo che vi ho detto essere bruttino? Ecco. L’ho letto appena dopo questo libro.
Beh, il libro comincia con una descrizione del cimitero, mi pare a Cambridge. Ebbene, dopo aver letto le descrizioni di Corona, sui suoi boschi, e le valli, e le montagne, e la sua Erto… le altre descrizioni, l’ambientazione, diciamo, vi sembra vuota, vaga, indefinita. Fredda, soprattutto. Non ti resta niente, nebbia, foschia, ambienti trasparenti.
Allora Corona è tecnicamente un gran narratore, voi direte? No.
Non lo è, non lo sarà mai. Fa della semplicità e della ripetitività dei temi il suo marchio ed è inutile che cerchiate altro nei suoi scritti. Ci troverete solo storie e anima.
E’ il senso di verità, che lo rende diverso.
Quando l’odore della pece e del legno te lo racconta uno che lo ha annusato, quando la ruvidezza del legno te la vivi con una mano che l’ha conosciuta… beh, è diverso.
Non avrei altre parole per descrivere queste sensazioni se non quelle di “verità”.
E la mia, la mia verità di lettore, è sempre una verità mediata, percepita, lontana.
Ciò non mi ha tolto il piacere di leggere e di viverci dentro, la storia di Neve, ma come dicevo prima, è un piacere mio, è un libro mio. So di gente che, facendosi influenzare dal personaggio Corona, cassano a prescindere i suoi scritti, incapaci di scindire uomo e opera, o forse semplicemente memori della una fama in parte immeritata e figlia del business editoriale degli inizi.
Errore.
Errore perché questo libro è una grande opera fantas(y)tica-horror. Un horror filtrato, quasi fosse per ragazzi, ma non per questo meno cruento e meno crudele. E certo, in questo lavoro è imprescindibile l’impronta di temi radicati nella realtà montana dell’autore, ma non vedo il problema.
Anzi, tanto di cappello a un romanzo che mi riesce difficile non definire horror etnografico.
Eh, sì, perché Corona, qui dentro, vuoi per la storia, vuoi soprattutto per la mole del libro (817 pagine, questa edizione economica, pagata per altro 10euro) di etnografia ne fa parecchia. Se ne può cavare un “manuale dell’antico giovane ertano” se si ha la pazienza di raccogliere e filtrare le decine e decine di informazioni che si danno sul come si faceva cosa, in quella valle e non solo.
Chiuso questo libro, dove andranno i metodi per costruire una diga, o un cucchiaio di legno, o per raccogliere l’erba secca… svaniranno. Come già ora non me li ricordo io. Però basta aprire il libro e sono di nuovo lì, nascosti nelle azioni di un personaggio, nelle disgrazie, nelle cattiverie, nelle ricorrenze.
Insomma, so di aver raccontato di tutto tranne del contenuto del libro, ma è proprio questa sua autenticità che mi ha corrotto. Questa sua purezza, pur trattanto solo di temi neri e grigi e rossi.
Eh già, perché non è proprio un libro da far leggere ai bambini, eh.
Neve, la protagonista, è la parte buona di una strega cattiva, Melissa, nata per riparare i torti fatti da essa in vita. Neve è una bambina che non sente mai freddo, che ha la pelle trasparente, che effonde un senso di pace e freddo intorno. E’ una bambina che a volte fa miracoli, ma a volte no. A volte guarisce, ma più spesso no.
E’ una bambina che non può conoscere l’amore, perché altrimenti si scioglie.
Come dite? Stucchevole?
Seeee.
Andate a leggere.
A Erto le donne si prendono violentandole.
Un torto si ripara con un omicidio.
E se un omicidio è giusto niente trapela verso il mondo esterno e non ci rivolge alla legge.
Se uno non si rende autosufficiente dall’inverno viene aiutato, sempre.
Ma se continua nella sua mancanza, viene lasciato morire, sempre.
Ci sono dita mozzate, cadaveri bruciati e smembrati, divorati dai topi, (e dai bestiacci e dai pantegani).
E furti, vigliaccherie, bugie.
Insomma, c’è cattiveria.
Da quella pura, l’unica, di Felice Corona Menin, a quelli che sporca gli altri. Tutti gli altri.
Esclusa Neve, certo, che però è come una meteora che per contrasto, o per semplice passaggio, illumina le cattiverie altrui, che sono quasi semple mescolate all’amore, alla gelosia, all’invidia, alla brama, all’avidità…
Insomma, alla natura dell’essere umano, dài.
Poi che altro dire.
Tante cose.
Vi piaceranno queste streghe e questa meraviglia, se siete amanti delle streghe e della meraviglia.
E soprattutto riguardo alla seconda, e per quanto vi siano ingenuità smaccate, nella gestione narrativa di Corona, si arriva alla fine che si fa “Ohhh” (no, non come i bambini). Si fa ohhh perché si ha voglia di fare ohhh, si ha voglia di sentirsela tutta, questa storia. Questa fiaba.
Si legge di Neve, ma si vuol sapere di Felice, suo padre, imperatore della cattiveria e vera macchina che muove l’intero libro. Libro che non vi sta tutto dentro, anche questo va detto. O ci tieni le emozioni, nella tana della tua memoria, o ci tieni la storia.
Io ho scelto la prima via. La storia, ed è questo il bello dei libri, si sa, la posso rileggere. L’emozione di divorare tutte queste pagine in poco più di tre giorni quella non la si ritrova.
Ecco perché ho conservato quel concetto lassù, di veritâ, di autenticità.
Certo, sono belle anche le unghie dei piedi dentro ai gatti di legno della strega Sgnara Conin, oppure i cunicoli scavati nella neve a cercare tutte le case, oppure ancora il vestito di foglie di Neve.
Però mi sono tenuto dentro il resto, piuttosto che i fatti crudi.
Verità e meraviglia.
Bene.
Per chiudere devo ringraziare la Regina dei Corti, che oramai è una Corona dipendente, per avermi stuzzicato alla lettura, che si sa affronto sempre in modo scettico, quando si superano le 300-350 pagine.
Vi posso dire anche che Carlo Sgorlon, al quale il libro è dedicato, poco prima li lasciarci disse che se uno è così folle da scrivere un libro così lungo e riesce a non annoiare, è un genio, o giù di lì. Io genio non lo dico, ma è verissimo che non mi sono annoiato. Anzi, da metà in poi sono entrato nel classico loop “non rompetemi il cazzo devo leggere”.
Tutt’al più, unica raccomandazione che mi sento di dare, non scoraggiatevi se all’inizio c’è la parte della descrizione dell’inferno di ghiaccio della strega Melissa che è vagamente pallosa. E’ l’unica ed è importante. Non scoraggiatevi certo per questa quisquiglia.
Che altro vi posso dire, a parte che ho scritto troppo.
Vi posso dire che oramai che Corona è conosciutissimo, che fa opinione, sempre più spesso presterà il fianco a critiche.
Ieri a Pordenone faceva un reading in ertano con sottotitoli alle spalle.
Una ballata sulla fine del mondo, che poi non è altro che il suo libro in uscita, il prossimo mese.
Un’altro libro e per di più sulla fine del mondo. Sì, dài: non può non stare sul cazz.
Mi sa che è fisiologico. Restano tre fatti però: le arrampicate montane che ha tracciato sono reali, le sue sculture di legno sono belle, i libri come questo, anche.
Poi potete dire che è ingenuo, che è sempre quella menata, che è ecologista, che è ripetitivo…
Vero. Tutto vero.
Potrebbe bastare a non farvelo piacere o addirittura a farvelo odiare, ci sta.
Però è altrettanto vero che c’è gente che con il materiale di questa storia di Neve ci avrebbe campato per almeno quattro libri.
Per quanto mi riguarda è stata una delle più belle letture dell’estate, e mi ha anche insegnato delle cose.
Molte. Che volere di più?
Matteo Poropat
Insomma
tutta sta cosa
lunga
per dire
che è figo?
😉
Simone Lega
m'è venuta una gran voglia di leggerlo. Ma proprio tanta.
Nick
Se interessa Paolo Cossi,il bravo fumettista pordenonese,anni fa,gli ha dedicato un bel libro CORONA L'UOMO DEL BOSCO DI ERTO.
A me Corona piace molto sia come scrittore che come persona e credo che il suo successo lo meriti tutto,tra parentesi,piccolo particolare di gossip,quando Paolini ha fatto il suo spettacolo VAJONT,su RAIDUE,ho scoperto che Corona era lì tra il pubblico.
Invidio il suo legame con la SUA terra.
Se vado con la memoria credo che io personalmente non ho mai vissuto un legame così totalizzante come ce l'ha lui con Erto e questo mi fa sentire più povero.E lo invidio per questo. Ecco.
Ferruccio gianola
Non ho mai letto nulla di Corona. Ho presente il personaggio e possiede un fascino particolare. L'ho visto in un documentario "litigare" con il suo cane: litigava come si litiga con una persona a cui si vuole molto bene… che sia giunto il momento di leggere qualcosa di suo?
gelostellato
Ferruccio
ovvio che sì
meno bloggare e più leggere! 😀
gelostellato
@matteo
zitto che volevi portarmi a erto, ieri 🙂
@Simone
ma ti farebbe solo che bene, questo, per lo meno.
@Nick
Sì, il legame è invidiabile. è una specie di bob marley della scrittura, per quanto riguarda il portare all'esterno il dialetto ertano, adesso. Difficile dire,qualche anno fa, che mondadori avrebbe pubblicato una ballata in ertano.
Per il resto sapevo di quelle cose, paolini all'epoca è stato un tornado. Lo seguivo coi primi libri, poi lho mollato perché ripetitivo, adesso ritorno a rincorrerlo con piacere, mi sa.
Ferruccio gianola
"Animale" xD
Leggo leggo e poi mi sto divertendo a bloggare, tra un po' vedrai che mi passa:-)
marco
Sì va tutto bene, però in questo momento storico questo post ha una chiara valenza politica: stai boicottando il boicottaggio!
;))
Mio babbo aveva letto qualcosa di Corona e gli era piaciuto, per cui avevo deciso che probabilmente non era per me – magari adesso me lo faccio dare da lui, così sto in pace colla coscienza 😉
gelostellato
Eh no no! Questo l'ho letto prima, molto prima del boicottaggio
quindi sono innocente
e poi io non sono quello che va su Uranio, ma quello che viene invaso dagli UltraCorti 🙂
ah
parlando seriamente però
le cose vecchie non sono come questo
(e i seguenti)
meglio il recente, se dovessi.
Coronadipendente
La parte della strega Melissa risulta tosta solo perchè non hai letto prima L'ombra del bastone, che parla proprio di quella faccenda là.
Arriverai anche lì
sono sicura
🙂
Matteo Poropat
voi coronadipendenti
a noi coronaignoranti
cosa suggerireste di acquistare
per iniziare
?
e gelo, a erto ci devi venire
corona è lì che ti aspetta
viene anche
the queen of the shorts
e tutti giù a bere
e parlare di alberi che sembrano persone
gelo
io non sono adatto
ti direi questo, ma è troppo lungo per rischiare
chiediamo alla val
che credo ci consigli di nuovo
a entrambi
l'ombra del bastone
che comunque sarà il mio prox
devo rivedere il post
magari ci vengo lassù o là a est
vediamo…
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