Quasi poesie

Quando il sole spacca gli alberiLi allinea in ciocchiMatasse su matasseCercando una chimerica perpendicolaritàE accontentandosi di un'accettabile scarsa pendenzaQuando il sole spacca gli alberiIn silenzio e senza fulminiLisciando come un corridoioDi cui le porte sono i margini.Mano sulla fronteTesaA partorire

Ha piovuto sui pratiSollevando effluvi di emozioni anticheCose che Ricordano a malapena di bambiniPoco dopo esserlo stati.Hanno pasteggiato con lacrimeLime e zucchero di canna.Baciare,Dicevano,E' una forma mentisUn vaso colmo di superbiaE buone intenzioni.

Ogni tanto i pensieri ti arrivano a centinaioLegati in gruppi di dieciO a dozzine.Si appoggiano uno a uno, in equilibrioSulle cigliaCome rondini irregolariMescolate a corviA tortoreA gazze unite a loro senza alcun desiderio di migrareSolo a far cagnara.Allora cerco di

Come se mi si aprissero fessure nelle gambee nelle braccia,e si aprissero nelle gambee nelle braccia di tuttifaticando a incrociarsifaticando e definire una verticalitàun inizio o fine.Senza mai essere letalisenza mai trascinare l'eternità per il baveroeppurea modo loroinsistentiper l'albero come

Sirene pallide, lumache di pietraTopi con code a fette e baffi senza gravità.Foglie azzurre, biscie dagli occhi arrossati.Ho messo tutto in un circo ma era vuoto.Ho aggiunto cavalli di legno, alberi con le orecchie,Muse pigre e parche stancheHo aggiunto zolfo,