Quasi poesie

Come se mi si aprissero fessure nelle gambee nelle braccia,e si aprissero nelle gambee nelle braccia di tuttifaticando a incrociarsifaticando e definire una verticalitàun inizio o fine.Senza mai essere letalisenza mai trascinare l'eternità per il baveroeppurea modo loroinsistentiper l'albero come

Sirene pallide, lumache di pietraTopi con code a fette e baffi senza gravità.Foglie azzurre, biscie dagli occhi arrossati.Ho messo tutto in un circo ma era vuoto.Ho aggiunto cavalli di legno, alberi con le orecchie,Muse pigre e parche stancheHo aggiunto zolfo,

Io e il SonnoSiamo due vecchi compagni d’armeParliamo di quel che faremoA guerra finitaRazionando il caffè e la voglia di fare.Quando non ci saranno telefoniVociCose da fareA svegliarci prima che ci siamo salutati.È una vecchia guerraQuella che combattiamo.Da quanto dura?E

Ci è voluta un’intera notteA spingere perché si aprisse il cielo.Ora si è sbeccatoE gli spruzzi di azzurroSporcano le finestre e le pozzanghere.Passa una ruotaE paiono ripulirsiMa poi l’azzurro tornaCon i denti scheggiatiGli occhi persi nella facciaCome il cielo che

Per incantare la prospettiva basta qualche bottigliaAnche non allineataBastano righePolveri sottiliCose che non hoLa inganno alla buonaLento al contattoGioco a spostarmi per spostare le coseLa inganno quasi sempreE non importa se sono io lo sconfittoMoneta cattiva, paga quanto una

Ascolto una canzone di vent’anni faChe ho ballato cantato ascoltatoE mi accorgo che le orecchieChe sembrano più grandi e consumateIn realtà sono le stesse di vent’anni faLo stesso mi accade con lo zucchero filato e le ciliegieChe assaggio con la