Rotte

Rotte

 
Fallimmo, 
Nel circumnavigare il cuore 
Delle tenebre e dei leoni. 
Imbarcammo valigie troppo anguste, 
per la fantasia, 
Fummo costretti a usare secchi, 
Pentole,
Bicchieri, 
Pativamo la fame e la sete, 
Non avevamo di che liberare la stiva, 
Dai topi e le sirene, 
Troie bugiarde e suscettibili, 
Latravano impunite. 
Così navigammo a vista,
La bussola adoperata come fermacarte, 
Per le lettere 
Che non avevamo il coraggio di scrivere. 
Le schiume attechivano agli oblò 
E le scacciammo a sputi.
La rotta, 
Cieca e dolente, 
Era un gigante spossato, 
Abbrutito,
Su un letto schiavo dei venti, 
E delle maree.

Comments

  • Anonimo
    23 Novembre 2012

    Folgorante l'incipit, il pathos cresce… ma cede un po' nelle ultime due strofe, che secondo me potrebbero anche essere tagliate, in modo da chiudere la poesia con l'immagine (splendida!) della bussola usata come fermacarte per le lettere mai scritte. In agni caso, mi è piaciuta molto: bravo gelo!
    (zia Fiò)

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