“I topi del cimitero” di Carlo H. De Medici***

“I topi del cimitero” di Carlo H. De Medici***

Questo è  un bel libro. Da avere, dico. E io che ultimamente appena leggo qualcosa ho la tendenza a ficcarlo su Vinted per recuperare 2-3euri e raggiungere la cifra di una cena con costata, penso invece che questo libro me lo terrò.

 

Perché forse il valore di un libro è anche questo, in alcuni casi. Che abbia dentro cose che un domani potrebbero servirti, o che rappresenti qualcosa, che fissi delle regole, che una volta che te ne dimentichi ti venga la voglia di recuperarle. Ecco, siamo nel secondo caso.

Adesso aspettate che apro una birra e una fetta di montasio per festeggiare e poi vi dico tutto.

No, tranquilli, non devo festeggiare di aver letto il libro. Altre cose. Tipo che stamane, nel giro di pochi minuti è successo che:

  • ho aperto il file delle password, con centinaia di password che altrimenti non ricorderei, e su tre fogli excel ce n’era solo uno. Degli altri due nessuna traccia. Siccome capita di dormire sul pc, ogni tanto, avevo pensato al peggio.
  • Gli ochi mi sono entrati nell’orto e me l’hanno distrutto.
  • è arrivato un atto giudiziario alla vecchia e non sapevo cosa fosse.

Bene. Alla fine ho ritrovato non so come i due fogli excel mancanti, l’atto giudiziario era una cosa che dovrebbe pagare qualcun altro, e i danni all’orto ci sono ma non così gravi come sembrava nell’occhio ampio della disperazione. C’è da festeggiare. Ho persino comprato un gratta e vinci, pensa te.

Dicevo del libro, comunque. A fine mese andrò a vedere 4 concerti. I Ministri e Rancore sicuramente, e in mezzo vorrei riuscire a fare il programma completo di Onde Mediterranee, con Joan Thiele e Lamante e Giulia Mei e Emma Nolde… Ecco, lo so, state pensando che mi sono bevuto tante birre e sto saltando di palo in frasca. E invece no. Sapete perché no? Perché l’autore di questo libro, Carlo H. De Medici è di Gradisca d’Isonzo, proprio, dove ci sono i concerti e un sacco di altre cose belle e pulite e buone. E questo libro è del 1924. Praticamente, fino a 4-5 anni prima si era nell’Impero Austro-ungarico. Gradisca era diventata italiana formalmente nel ’19 e effettivamente nel ’21.

O meglio, prima di dire che è di Gradisca, diciamo che vi ha vissuto per lungo periodo, proprio in concomitanza della pubblicazione di questo libro e di altri. Ah, scusate, per chiarire subito… sono Racconti Gotici. Ma proprio Racconti Gotici in purezza, con i pregi e difetti che possono avere dei racconti gotici letti nel 2026. Ricordatevelo. Dell’autore, potete leggere di quello che non sappiamo, cioè praticamente tutto. Non sappiamo nemmeno quando è morto, pur essendo tempi recenti. Forse, essendo un esoterista e appassionato di occulto, non è ancora morto. Vai a sapere.

E tra l’altro è proprio il motivo per cui ce l’ho, che sia di Gradisca. Cioè, vado a Marginalia, gironzolo tra gli stand, prendo in mano questo qua, perché mi ispirava vecchieria e poetismo (nel senso di edgar allan) e leggo sull’aletta che l’autore è – diciamo – friulano. Posso mica non conoscerlo, non vi pare? Così compro intanto questo, e credo che, appena ricapita, comprerò anche l’altro che mi interessava. Ma vi dico anche che vi avrei fatto un pensiero anche se non fosse stato delle mie parti, perché quello della Cliquot me l’ha venduta benissimo, la sua storia e la storia di questo libro. E poi suvvia, non è meraviglioso scoprire autori misteriosi dopo un centinaio d’anni? Sapete, mi viene sempre in mente che, nei primi duemila o anche dopo, hanno scoperto un trattato sugli scacchi di Fra’ Luca Pacioli (quello della partita doppia, si) del 1500 che si credeva perduto. Così, là, a Gorizia, in mezzo a un mucchio di libri vecchierrimi. Ecco, non si può non provare attrazione per cose simili. Quindi, non potete non apprezzare il lavoro di quelli della Cliquot (leggetevi delle versioni varie di questo libro sul loro sito) anche nel recuperare materialmente i testi ecc. ecc.

Io non perdo tempo a rifarvela. L’edizione del ’24, ritrovata, è stata sistemata e messa in collazione con altre uscite, con riscritture e racconti inediti. Si nota, leggendo questo qua, una certa disomogeneità fisiologica dei racconti, ma è molto più utile avere un lavoro filologico che ci offre la visione dell’autore in quel frangente e in quell’epoca. Diciamo che avere chiarezza di questa figura letteraria nel nord est, regala una corrente gotica in più al movimento letterario. Da dire anche che benché derivativa, la voce di De Medici ha i suoi tratti peculiari, e se siete studiosi del gotico, be’… non potete non sapere che esiste e non potete non leggerlo. Come dire… non è un grande cespuglio che vi esclude il guardo sul gotico italiano, ma è pur sempre un cespuglio. Meglio leggerlo e guardarci dietro. Avrete il piacere di sentirvi più colti, oltre a quello puro della lettura. Ecco perché conserverò il libro.

Altra cosa bella e affascinante: i disegni. Ci sono i suoi disegni, all’interno. Illustrazioni perfette, in clima e tempi, che danno valore. Ve ne metto alcuni qua in giro, sparsi per il post. Insomma, essendoci un lavoro dietro a tutto questo, diciamo che 18 euro (sì, non è poco, lo so) sono giustificati.

Ma chiudiamola col libro vero e proprio, dai.

Dunque… i racconti. Alcuni mi sono piaciuti. Tra i miei preferiti quelli dove ci sono più fatti, più storia. Sono anche quelli che suonano più moderno, ovvio. Per esempio, vi dico quelli che mi vengono in mente a distanza di un mesetto o quasi dalla lettura.

La Taciturana, ecco. Brevissimo rapporto con una donna che strega l’autore e cambia. Orrore e pazzia. La solita prima persona di chi ama e distrugge. Bello.

Per la mia pace. Un rapporto con due sorelle, bellissime, per l’autore, sulle quali non sa decidersi. Ovviamente, come in tutto il resto dei libri, la figura della donna è quella dell’epoca, quindi mettete in pace il vostro femminismo. Ma qui, il narrante che dà di matto come quando sei in due file in cassa al supermercato e vai di qua e di là sbagliando sempre… ecco. Figo.

Madama la morte. Una rivisitazione horror della morte umanizzata. Cupo e bello.

E poi mi ricordo con piacere lo scherzo di Nane. Il titolo era Quel burlone di Nane. Anche qui echi di Poe a manetta, e una bella quota splatter. Un meccanismo che porta a passare quasi al nonsense, vedendo i due protagonisti continuare a pensare a uno scherzo… Un bel racconto.

Poi vediamo… vado a sbirciare. Ecco, un po’ in tutti c’è la morte. Bello in Maddalena, che sta morendo e l’autore entra nella solita paranoia (in questo caso da scultore) e il mistero della morte. Anche la Pendola mi è piaciuto, con la solita morale beffa della morte e dei suoi trucchi.

Poi che dire. Potrei dirvi, per chiuderla, cosa vi potete aspettare. Tante prime persone e tanta morte. Tanto rapporto tra la vita e la morte. Tanti echi di Poe e in generale di quel tipo di gotico. Molte elucubrazioni, qualche sprazzo di nonsense e di esoterismo. I racconti finali, invece, provenienti da una riedizione con aggiunta, mi sono piaciuti di meno. Troppo verbosi e cerebrali, ma forse ero stanco io. Del resto stiamo navigando in acque letterarie antice, piene di punti esclamativi, di anafore, di frasi pompose e con le ossa grosse. Next time proberò a vedere del romanzo, sempre per conoscere questo piccolo angolo di gotico italiano chiamato De Medici.

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