"Introduzione al mondo" di Idolo Hoxhvogli***
Sapete una delle cose belle di tenere un blog? Che conosci gente. Persone che non avrebbero mai incrociato la tua strada e di cui, probabilmente, non avresti letto il libro. Certo, poi, magari la conoscenza si ferma lì, ma che importa… Qui la storia, quando c’è, non è rilevante e forte al punto da trascinare la lettura, permettendo di sorvolare sulle parole e sui contenuti. E anche se si alternano momenti che ho trovato davvero riusciti con altri un po’ più spaesati, nel complesso è una formula che definirei con un termine soltanto: coraggiosa.
Sì, perché ci vuole coraggio a proporsi con un libro simile, soprattutto perché non fa per il lettore medio, né per il lettore che legge tanto per, in relax. Se lo leggete come leggereste un thriller, per intenderci, lo sorvolerete, questo pamphlet, e a tratti ne sarete annoiati o persino irritati.
Ecco perché mi prendo la libertà di riportarvi, Idolo spero non se ne avrà a male, una delle parti che mi sono piaciute di più. Ascoltate, ché vale la pena:
L’opera morta è la parte dello scafo fuori dall’acqua. L’opera viva è la parte che rimane immersa, è chiamata anche carena. Le divide il pelo dell’acqua. Una parte dell’opera viva può diventare opera morta, e viceversa: basta un’onda – rollio o beccheggio – e una frazione dello scafo respira o annega. Lo scafo, viaggiando, vede una sua parte essere alternativamente opera viva e morta: è il bagnasciuga, la linea di galleggiamento. La parte viva si mostra se costretta da una forza. La barca deve essere buttata a riva, o naufragata, affinché possa essere ammirata interamente. Chi vuole mirare lo scafo nella sua verità deve scorgere naufragi. Chi vuole mirare l’uomo nella sua verità deve soccorrere naufraghi.
Molto bello, vero?
Sì, lo è. Lo dico io. Questa è però una dei momenti meglio riusciti, presa dalla prima parte di libro, dove si racconta e descrive della Città dell’Allegria, una gigantesca metafora sulla nostra Italia e sui suoi difetti, sul suo cancro fatto di Allegria gridata da migliaia di altoparlanti, da ogni angolo della città… (e con questa vi ho illuminato un po’ anche sulla copertina, geniale una volta arrivati alla descrizione della “mappa degli Altoparlanti”. Ci sono altri momenti, più verso la seconda metà di libro, in cui la prosa di Idolo si fa più involuta, quasi un po’ pretenziosa, dando l’impressione di rotolarsi nelle parole senza però riuscire a incidere, a graffiare come dovrebbe. E poi, forse, – ma questa è opinione del tutto personale – un paio di momenti in cui la critica si fa esplicita (non può essere altrimenti, per esempio, se ci metti la parola Bunga) e io avrei preferito la strada della metafora, anche se senza dubbio più tortuosa.
In ogni caso, ribadisco, ci vuole coraggio sia a scriverlo sia a pubblicarlo, un librettino così (forse anche un tantino sovraprezzato, per il suo valore percepito pre-lettura) e sono molto contento di averne accettato la lettura. La città dell’Allegria è una città che mi è rimasta dentro, e che non vedo tanto tra le case o tra le vie, bensì su facebook, in rete, nei TG, nella incurabile superficialità e nella indomabile tendenza alla menzogna, al manicheismo, all’imbroglio mediatico massivo.
Ed è inquietante pensare, per esempio, che forse anche io, adesso, sono un piccolo altoparlante e non so bene di quale allegria vado gridando. Per fortuna che ho la coscienza pulita, anche se troppo spesso mi dico che faccio troppo poco per abbattere questi stramaledetti altoparlanti…
Va bene. Ma chiudiamo.
Perché ci sono altre due cose. Un paio d’occhiali da indossare per leggere Hoxhovogli.
Nella lente di destra e di sinistra ci mettete che l’autore “è nato a Tirana nel 1984. Si è formato negli studi filosofici all’Università Cattolica di Milano”, nonché ha pubblicazioni in lingua spagnola, mi pare.
Ecco, questo dà una chiave di lettura sulla sua prosa. Si vede, si percepisce, più che altro, che Idolo è estremamente attento alla lingua, alla correttezza, all’utilizzo di un italiano grammaticalmente e sintatticamente ottimale, eppure la sua scrittura è originale, le frasi hanno una struttura non del tutto lineare che – forse sbaglio ma forse no – è influenzata dal suo non avere l’italiano come mothertongue (Magari ho preso una cantonata eh, non so).
Seconda cosa, sempre dovuta alla sua distanza dal nostro paese (minuscolo, sì) è la visione esterna, visione che non è di un italiano che critica l’italia, ma di un occhio che la quarda da fuori pur stando dentro. Non a caso, per dire, ci sono anche certi parti che prendono di mira il nostro naturale essere ost
ili nei confronti del diverso.
Basta dài.
Scappo a lavorare.
Grazie per la lettura, e… sei il mio Idolo! 🙂
M²
Io conosco uno che si chiama "Amico" 🙂
Frank
Io invece un siciliano doc, un certo Gaetano Celestre di cui ho appena letto sia il romazo d'esordio: Bagni Achei, che l'ultimo uscito: Il Giallo e l'Azzurro (MJM Editore – Meda (MI), entrambi molto belli, più che consigliabili. Ma questo cosa c'entra con Idolo Hoxhvogli e il suo Introduzione al mondo? Letta l'intervista all'autore e la rece di Gelo… credo che certe affinità, o le sottili e non autoreferenziali concidenze intellettuali che legano, secondo me, questi due scrittori, inoltreranno la mia curiosità a chiedere a GeloGeluti se la prochaine me lo impresta. Dunque, infine, se I.H. è un idolo di Gelo mi chiedo poco incerto perché non potrebbe diventare anche il mio.