“Pazuzu: Effetto Nocebo” di D. Arona, D. Bonfanti, V. Kay****
Questo è l’ultimo. Ultimo libro letto e finito di cui non vi avevo ancora parlato.
Pochi secondi fa ho letto anche una mail di Daniele e Valentina, risalente a quando mi avevano regalato il libro. Ora guardo la data… 14 aprile. Io gli avevo scritto il 13 marzo. Il libro credo di averlo letto a metà maggio, più o meno. Insomma… il tempo si dilata come lo stomaco di un demone, per restare in tema.
Vi dico subito che mi è piaciuto, che è bello, e che – come succede spesso tra gente strana che ama le cose strane – mi sono ritrovato a incrociare idee e pensieri che avevo avuto e che ho tutt’ora, di cose da scrivere, dire, disegnare. Soprattutto quelle intorno all’AI.
Vi racconto una cosa.
Martedì 13 avevo il colloquio finale dell’anno di prova al termine del quale sarei entrato in ruolo definitivametne. (ora lo sono). Si è finiti a parlare, con la dirigente, di AI. Io la integro fortemente, nell’attività didattica, e cerco, per quanto possibile, di starci dietro. Non è solo questione di fascino e comodità, o del fatto che “Devo saperne di più degli studenti”, che comunque sono tutti buoni motivi.
No, c’è un motivo più profondo e delicato, che durante la chiacchierata ho cercato di spiegare.
Risale a quando sono arrivati i social. Facebook in particolare, ma con tutta la sua coda di cometa. Non eravamo pronti, noi esseri umani. Ecco, credo che all’epoca ci sia stata una grande responsabilità della classe docente che non ha caito l’impatto che quella cosa avrebbe avuto sul pianeta e non solo l’ha ignorata, ma vi è caduta dentro. Non serve che vi dica che cosa hanno indirettamente causato i social al mondo e a come non siamo e non siamo stati preparati dalla scuola. Se abbiamo Trump, la Brexit, le guerre e un ritorno ai totalitarismi e alla scomparsa di elementi civili lo dobbiamo anche a questa innovazione comunicativa.
Ecco, ora siamo a un altro punto di svolta. L’aggiunta dell’anello definitivo tra l’AI e gli esseri umani (grossomodo potrei dire LLM e Cbot) sta facendo la stessa cosa, e potenzialmente potrebbe avere le stesse conseguenze, in termini di impatto mondiale. Con la differenza che è un po’ come Thanos, ineluttabile. Ecco perché penso che la classe docente dovrebbe e deve esser pronta, stavolta. Preparare gli umani giovani a comprendere e usare e difendersi da questo anello di congiunzione. Io almeno mi sento questa responsabilità.
Ecco, mentre spiegavo questa cosa mi sono accorto di essere circondato da ignoranza. Totale. Così come ventanni fa l’umano confondeva Facebook e internet fino a fare del primo il secondo, ecco, ora sembra che confondano chatgpt con l’AI e si rischia la stessa cosa. Vabbè, l’ho fatta lunga.
Era per dirvi che, in questo libro, il trio DaniloDanieleValentina sembra averla capita, questa cosa, e soprattutto sembra averla capita a tal punto non solo da scriverci un libro, ma addirittura da insegnarla. A un demone. A una entità. A una divinità. A chi potrebbe essere molto interessato a gestirla. Pazuzu? O forse è solo la parte demoniaca degli umani? Non ve lo dico. Non sono qui per fare spoiler. Vi posso dire solo che il finale è spaziale e no, non lo prevederete. E non sto parlando di effetto “WOOO” ma di un altro tipo di sorpresa. Del tipo “AH CAZZO!”.
Ma torniamo al principio, piuttosto. Al principio del libro, intendo.
Parte Prima. Ecco… si costruisce. E’ un prodotto ragionato, “Effetto Nocebo”, non instintivo. Si usa uno scrittore vivente nel suo essere se stesso. Io sono uno di quelli che possiede i saggi che sono stati citati (Tipo L’ombra del dio alato, o “Possessione mediatica“) e si è letto anche abbastanza cose del ciclo di Bassavilla (questo, questo, questo… ma anche questo e questo e pure questo). In questa prima parte si presenta i personaggi, che sono volutamente dei “topos” dell’avventura.
Copio dall’aletta: “Leonard Sorrentino, trafficante d’arte occulta newyorkese, compra una statuetta di Pazuzu, demone sumero dei venti, in un negozio di Marrakesh. Javier Mendoza, temerario avventuriero basco, trova una statuetta identica nel crepaccio di un ghiacciaio alpino. Erika Olsen, antropologa danese di origini birmane, sta indagando su una serie di morti nel sonno in Myanmar. I loro percorsi convergono su Danilo Arona…”
Parte seconda. Be’… se non avete letto nulla di tutte quelle cose là, che ho linkato, nessun problema. I centri di studio li trovate, in modo breve e conciso, in questa parte seconda, dove i tre avventurieri, ritrovatisi, leggono. E noi leggiamo. Leggiamo i diari di Danilo, che ci spiegano parecchie cose… Bassavilla, ovvero Alessandria, il suo trovarsi sulla schiena del Drago, il Drago, il Tanaro… le cose misteriose che abbiamo intorno e Pazuzu. Lui. Lui è quello del film l’esorcista, per capirci. Il demone alato. Un demone potente. E se non lo sappiamo è solo perché ha decisamente poco interesse verso noi umani. Almeno finora. Poi… se si congiungessero delle cose… Se il mondo cambiasse in un certo modo. Se ci fossero strumenti per dominarlo… tipo l’AI, perché no. Come vi dicevano. I social lo sono stati, ma erano ancora nei cervelli di chi li gestiva. Ora abbiamo una rivoluzione comunicativa e inelluttabile che non solo “ha” un cervello, ma addirittura “è” un cervello.
Se scriverò un altro libro, di quelli che ho nelle varie cartelline, il primo che svilupperò è proprio questo, che parla di questa cosa. AI e Asintoto al divino. Ma non divaghiamo. Siamo a pagina 103, metà libro. E da qua si parte e non si ritorna. Partiamo con la Moon Octopus e con i tre personaggi per le isole dell’Atlantico, per l’isola che non c’è, per una discesa nel Maelstrom e insomma… avete capito. Partiamo. Si aggiunge un personaggio, Ndeye, che sarà determinante, e si cambia paesaggio. Daniele e Valentina tornano ci portano a casa loro, ovvero nelle isole delle Canarie. E’ là, da qualche parte, che arriveremo al finale.
No, della parte finale non vi dico niente. Credo sia la parte migliore, come gestione delle trama e del ritmo, e ci si perde qualche battuta solo verso la fine quando – fisiologicamente – dobbiamo far parlare l’AI, che ovviamente parla con un codice. Vi posso dire che arriverà un anunnaki, arriveranno incubi e mutazioni. Scoprirete chi sono gli utukku e saranno, ve lo dico già, tra le sorprese migliori del romanzo, horror e demoniache, ma anche, in un certo qual modo, apprezzabili.
Se voglio cercare dei difetti, potrei dirvi solo che a livello di struttura, dare tanti inserti a qualcuno potrebbe dare fastidio. Per inserti intendo le pagine di diario, le mail, le lettere, gli stralci di articoli e comunicazioni. Ma vi dicono che sono quasi tutti nella prima metà e, se volete costruire una vicenda con le spalle larghe a livello di tematiche e materiali saggistici, sono funzionali. Sarebbe difficile apprezzare il finale e sentire vivo il pericolo per tutta l’umanità se non conosceste abbastanza di Pazuzu e delle entità aliene che, speriamo di no, vogliono risvegliarsi. Insomma… gli inserti servono.
Poi che altro? Ma anche basta. Se siete fissati con il genere vi devo deludere dicendovi che non è classificabile. C’è horror, c’è filosofia, c’è avventura e c’è fantastico, ma anche cronaca e saggistica.
Ah, il nocebo è il contrario del placebo. Col placebo credi di prendere qualcosa e il male passa. Col nocebo credi di avere un male e crederlo te lo fa venire. Non è proprio facile trovare il collegamento prima di arrivare a fine libro, Anzi… anche adesso vorrei rileggere la seconda parte. Non è detto che non lo faccia.
Fine? Sì, dai. Non voglio dilungarmi. E’ un libro che mi è piaciuto e vi piacerà se siete vecchi fan di Edizioni XII di cui ritroverete qualità nella scrittura e anche nell’edizione. Copertina a parte, ma ci sta anche quella dai. Vi piacerà soprattutto se amate quando qualcuno mescola leggende, esoterismo, misteri con realtà e modernità. E poi, suvvia, è un bel romanzo estivo, che ci si gode con una lettura arrembante, con un finale che soddisfa. Che chiedere di più?