“L’orologio con le lancette che girano al contrario” di Danilo Arona***
E insomma… fa caldo, sono riuscito a dormire un’ora dopo aver intassato legna, presenziato alla commissione passaggi scolastici e portato la vecchia al giappoliucanit. Lo sapevo che sarei finito a rotolare come pallone gonfio di riso e salmone e infatti è stato così… però adesso mi sono ripreso, aspetto serena che venga a riprendersi dei libri e queste due ore qua, tra una cocacola migliorata (sì, lo so che non è l’ora adeguata, le tre e mezza de pomeriggio, ma devo pur festeggiare la sconfitta degli usa) e il disco di bill callahan che mi ero perso vedo di riprendermi con i libri.
Perché faccio fatico a leggere libri nuovi se non rimetto a posto quelli vecchi. Mi sono accorto che mi succede anche con le mail. Devo svuotare la casella, per cominciare a fare cose nuove. Tipo nella mail di contecurte, per dire, era tutto vuoto tranne una cosa pendente. Un sito che pretendeva dei soldi perché abbiamo pubblicato una merla di immagine con copyright. Ecco… io devo cominciare a mettere in piedi una cosa grossa ma non ci riuscivo. E benché mi raccontassi palle, so benissimo che è perché c’era quella cosa pendente. Oggi hanno risposto, ho potuto vuotare e ora mi viene voglia di riempire. Però prima liquidiamo questo libro.
In verità dovevo farlo settimane fa, ma non ce lo avevo mai a portata di mano ed è da così tanto tempo che gironzola nei miei tavolini che non lo ricordavo più- L’ho comprato a Marginalia direttamente dal Balestra, finalmente visto nella sua carne vera, assieme a quest’altro che non mi era piaciuto granché. L’avevo comprato perché insomma… Danilo è Danilo ed ero abbastanza sicuro che sarebbe valso la pena di leggerlo. Ed è stato così, anche se dovete essere avvertiti: potrebbe anche non piacervi.
Ma andiamo per ordine. Anzi. Prendiamola larga.
Anzi… larghissima. C’erano un tempo le province. Poi le hanno abolite. Poi sono tornate, cioè, no, tornano adesso. In realtà non erano del tutto mai scomparse. Semplicemente le cose che dovevano fare non le faceva nessuno. Tra le cose che dovevano fare c’era la cura delle strade proviciali. Tipo lo sfalcio dell’erba o la posa e manutenzione dei cartelli stradali. Ecco… Tutto ciò non c’entra molto con il libro di Arona, ma ci arrivo. Abbiate pazienza e seguitemi.
Tra le ultime azioni fatte dalla provincia di Udine, prima di fingere di sparire, c’è stata una azione stradale molto criticata perché aveva l’effetto opposto al suo obbiettivo. Doveva creare sicurezza, spingendo gli automobilisti a rallentare e prestare attenzione alla strada, ma causava brusche frenate e sbandate improvvise. Probabilmente con l’immagine che ho messo avrò già sbloccato un ricordo a qualcuno.
Le chiamavano Sagome della morte, ed erano state sbeffeggiate un po’ da tutti. Secondo me, oltre al fatto di essere una cazzata profonda degna del cervello di un lattina vuota, avevano anche un altro problema. Il problema è che per le strade della pianura friulana, di notte, succede spesso di imbattersi in una figura umana ferma sul bordo della strada, con i piedi oltre la carreggiata, ferma, che si scorge in modo sfuggevole mentre si viaggia in auto. Potete anche fare inversione e tornare indietro, per vedere se è qualcuno rimasto a piedi, a notte fonda, che ha necessità di un passaggio. Non troverete nessuno. Ecco, non chiedetemi chi è o chi non è questa presenza. A me è sempre sembrato normale che un morto investito resti presente nel punto in cui è stato investito. Ho sempre reputato che queste figure siano diverse, in diverse strade. Ombre che non trovano pace. Poi però, essendomi apparsa sempre come ombra maschile e abbastanza simile a se stessa ho cominciato a pensare che si riferisca a una persona sola. Un solo morto. Magari tragicamente. Non so…
Ecco. Siamo arrivati dove volevo arrivare. Lasciate perdere il mio fantasma, ora. Immaginate che ci sia una cosa simile. Immaginate che sia ad Alessandria. E che sia una ragazza, bionda, morta nelle acque del Tanaro nel 1925. Sappiamo di lei nome e cognome. Melissa Prigione. E sappiamo che non se n’è mai andata. Sappiamo che capita di incontrare una ragazza misteriosa, fradicia, vicino al fiume, che ti chiede un passaggio e poi scompare. Spesso la si vede sulla A26, spesso con la nebbia. Un fantasma padano che nasce dalla cronache. E catalizza potere.
Eh… sì, perché quando trovi un tizio annegato dentro una vecchia Dyane pienda d’acqua parcheggiata a bordo strada e chiusa dall’interno non puoi negare che ci sia un potere attorno, che spinge ed è forte. Ed è questo l’attacco del libro. Cronaca. Cronaca nera. Cronaca nera del presente che richiama cronaca del passato. Il Tanaro, fiume perfido e violento, misterioso, e assassino, quando vuole, cuce le vicende con il suo scorrere. E Melissa – ammesso sia lei, come possiamo dirlo, – va e viene, come un’asola infilata dal fiume, dal “nastro oscuro limaccioso”, che abbottona il mistero e… i morti. Già, i morti. O almeno uno. Paolo B. Paolo che si ferma a un ristoro lungo l’autostrada perché piove tanto, tantissimo. E poi sappiamo già come va a finire. In mezzo, per ritornare alla fine, molta cronaca.
Quindi, dicevo, prima, che il libro, molto breve, coi soliti disegni artigianali del Balestra, ben scritto e godibile, potrebbe non piacervi se pensate che ci sia dentro troppa cronaca. Ma questa cosa l’ha inventata Arona ed è un prendere o lasciare. A me, questo partire dai fatti di nera e trovarci i fantasmi (o sono i fantascmi che generano la nera?) è sempre piaciuto.
A ben pensarci, di Arona, ho letto un po’ di cose, soprattutto legate a Bassavilla. E anche cose dei dintorni e di una vi parlerò a breve, appena la rileggo. Poi c’è il filone Pazuzu, appunto, altrettanto interessante. Ma qui siamo al filone Melissa. Chissà poi se sono così distanti.
Vabbè… ma poi che altro vi devo dire. Il libro ha 80 pagine scarsi, contati i disegni, si legge in un’oretta e spiccioli, se vi ci mettete, e ha un finale che chiude bene, con dentro una vicenda di relazione umana staccata dal mistero ma che è utile a dare corpo alla storia. Scrittura rapida e secca, as usual. Se siete indecisi tra quali dei libri della collana di Scheletri acquistare o chiedere o quel che è… questo è buono.
E basta così, visto che dovevo parlarne per 10-15 righe e mi sono dilungato come al solito.
Vi metto pure un paio di disegni per fare volume.
E vi dico che il disco di Callahan e bello, as usual.