Il Drâc di San Marc

Sì. Questa è la copertina di un libro. Un libro di haiku. Haiku friulani.
Questa è la copertina di un libro che raccoglie 100 haiku friulani che ho scritto, diciamo, forse, negli ultimi 5-7 anni. Forse qualcosa in più. Non so.
Non sono haiku inediti. Li trovate tutti su questo sito, anche se può capitare siano in forma più grezza. Questi del libro sono haiku rielaborati, selezionati, migliorati, adeguati. Sono stati commentati, con commenti istintivi di ricordo e sensazione. Con commenti emotivi. Sono stati inseriti in una serie di regole declinate dal giapponese al friulano. Ho creato una cornice per gli haiku. La mia cornice, ovviamente, che potesse avere un senso anche per altri, ma che per ora lo ha solo per questo libro.
C’è sempre la traduzione italiana, che non è un haiku, ma solo una traduzione. Serve per sciogliere dubbi, per capire, per non interpretare in modo diverso da come vorrei si interpretasse. Ma benché ci siano traduzioni per ogni haiku, la loro essenza è in lingua friulana, perché in questa cultura trovano fertilità e coscienza. C’è quasi sempre una fotografia, o un disegno, del contesto e del luogo e del tempo che li ha generati. Quando manca, c’è una foto un disegno che riporta a un contesto e una coscienza simili. Se non avete capito, è normale e non importa. Non è questo l’importante. Capireste leggendo.
Nei fatti, comunque, vi sto dicendo che ho pubblicato un libro. Dopo due anni dai libri degli yokai e soprattutto dopo tre anni dal giorno in cui mi ero ripromesso di non scrivere più e non farlo, soprattutto, in friulano. E in effetti, non l’ho fatto e non lo sto facendo. E non so se riuscirò o vorrò farlo di nuovo. Le storie sono sempre dentro, tipo nido di serpi, pronte a esplodere e farsi gestire, ma continuo a non scrivere. Eppure questo libro è stato, in un certo senso, pubblicato. E anche se non è narrativa, è comunque un libro.
L’ho presentato sabato 28 marzo, tre giorni fa. Con una presentazione flashmob che ha raccolto 8 persone. Queste 8 persone possiedono il libro. A queste 8 ne ho aggiunte due, arrivate in ritardo ma presenti. Loro, se hanno fatto in tempo a scaricarlo dal gruppo wapp in cui era caricato, possono leggere “Il Drâc di San Marc”. Ovvero i cento haiku, le cento foto, i cento commenti. Poi il libro lo possiede Gian, perché ha fatto la copertina. E anche David, perché è lontano e non si mescola con le mie cose ma le apprezza e ha lo stesso approccio alla vita che ho io e che hanno gli haiku. E ce l’ha Daniele, che è ancora più lontano, e pure per lui valgono gli stessi motivi.
A loro tre il libro l’ho mandato.
Quindi, in totale, questo libro è posseduto e può essere letto da 13 persone. Not bad. Di questi 13, solo Astrid, credo, lo abbia letto. Lei dice che è bello, che meriterebbe esistere. Esistere nella forma ortodossa.
E già, perché questo libro è stato scritto sul muro. Lo avete letto nel sottotitolo. O meglio, la sua parte intima, ovvero gli haiku, sono scritti sul muro. Il centesimo haiku è stato scritto sabato pomeriggio.
Vi lascio il video della scoperta. Alla fine è venuto bene, questo evento non partecipato.
E vi lascio anche una foto di me che scrivo il 100simo haiku, ad hoc, conservato da settembre proprio per questo momento. Eh, sì, perché dovevo farla prima questa presentazione. Prima perché questa cosa è nata ad agosto 2025. I passi sono stati questi:
- Mi interesso di street art un po’ da sempre, capita che ne faccia.
- Avevo un muro sul retro di casa, ampio e inutile.
- Ci ho visto un murales, su quel muro.
- L’ho dipinto di bianco e ho cominciato a pensarci. Volevo molti colori. Volevo un mostro. Volevo cose fantastiche, perché sono uno scrittore del fantastico.
- Mi è venuto in mente un drago.
- Mi sono fatto regalare da mia madre gli spray professional dei colori che volevo.
- O pensato che un murales, e solo un murales è cosa povera. L’arte vuole di più. E così ho pensato a come farlo diventare più arte.
- Ho pensato che al posto delle sfumature ci si poteva mettere delle scritte. Così ho pensato a un drago che avesse delle scaglie e in cui potevo scrivere senza che da lontano si capisse che cono scritte, ma sembrassero sfumature.
Ho disegnato il drago che vedete, senza nemmeno metterci tanto a progettarlo, ci ho messo poco più di due giorni d’agosto a metterlo sul muro- Ho chiesto a Stefano di aiutarmi, cercando poesie friulane dell’ultimo secolo per poterle leggere e selezionare
- Stefano ha fatto un lavorone e ora ho l’hd pieno di antologie con poesie friulane
- Ho cominciato a cercare e selezionare. Dovevano essere corte e rappresentative. La poesia friulana scritta ul muro, questo era obbiettivo.
- Ho capito che non ce l’avrei fatta. Era un lavoro troppo lungo e soprattutto, non si può spezzare le poesie, o ignorare poesie rappresentative solo perché lunghe. Quindi mi stavo arenando ma…
- … mi son detto: HAIKU! Chi è che scrive haiku e anche belli, mi son chiesto. E mi sono risposto che sono io. Io ne ho scritti tanti. Chissà se ne recupero un centinaio degni. E poi, poesia giappo su muro giappo. Perfetto!
- Ho cominciato a recuperare gli haiku, oltre 130, presi dalla carta, dal sito, dai social… ho limato ed eliminato ciò che non mi piaceva e poi ho cominciato a riscriverli.
- Ho pensato alla cornice, alle regole che mi sono sempre dato e che volevo fissare. E quelle ve le spiego in un altro post.
- Ho scritto il libro. Ho pensato che un haiku, per quanto bello, non basta. Bisogna spiegare perché è bello e soprattutto bisogna raccontare dove e quando e perché è nato. E ho recuperato le foto, quando potevo. Ed è arrivato il libro, diciamo così, cartaceo. O meglio, in pdf.
Fine. E come vedete l’ho tetto in 5+7+5 = 17 punti, come le sillabe degli haiku.
Ora rimangono solo pochi nodi da sciogliere.
Il nome. E’ una crasi di parole friulane: Drago = Drâc; Arcobaleno = Arc di San Marc.
Il primo è colpa di Alessia, che mi chiede, ovviamente, se sia possibile, per lei che è in possesso del pdf, diffondere e parlare del libro. Altrettanto ovviamente sì. E’ una questione banksiana. Non posso impedirglielo, nemmeno se volessi. Ma comunque la condizione che ha posto è in effetti quella che credo sia corretta. Ovvero… Condividerlo con gente che lei stima e/o che fa un sacco di cose interessanti. E in effetti era il mio criterio. Io non so se lo farò. A parte farci fare un Pokestop, utilissimo per prendere lebbestie dal cesso di casa, non ho proprio reclamizzato questo lavoro. Ci sto scrivendo questo articolo. Ne scriverò uno sull’osteria e poi… basta. Ma se voi ritenete che sia giusto diffonderlo, di certo non cercherò di impedirlo.
Perché avrei potuto fare una presentazione seria, scrivendo un CS, mandando degli inviti più sensati, usando social e power di persuasione, facendo scrivere degli articoli, ecc. A molto persone, anche vicine per parentela, non ho detto niente. Mi è proprio passato di mente. Anzi no. Non è proprio così. Ho mandato l’invito a persone che mi sembravano poter apprezzare quello che stavo per fare. Ovvero rivelare che il libro non esiste, ma che se volevano potevano dedicare i soldi per non comprarlo alla cassettina di Emergency/MediciSenzaFrontiere. Non erano poche, ma tirando le somme sono state pochissime e in parte impreviste. Insomma… capite perché c’erano solo 8 persone alla presentazione del libro scritto sul muro. La gente è fatta così. Vive di lavoro, stress, mediocrità, solipsismo, pochezza, egoismo e invidia sepolti dalle abitudini del quotidiano.
E a questo punto urge una foto dell’opera…

Bene.
e’ tutto, più o meno. Posso solo dirvi cosa fare se volete il libro. Non lo so. Provate a scrivermi, per scoprire cosa penso di voi. Magari ve lo mando.
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