Oltre gli Archetipi: la terza domanda

Oggi già troppe emozioni eh, con l’incoronazione della Regina dei Corti e la pubblicazione della classifica delle terne…
BIANCAMARIA MASSARO: Uno che in realtà è presente in tutta la raccolta, anche se non si palesa mai del tutto: il “Demiurgo”, cioè il Creatore dell’Universo o il suo “moto primario”, se vogliamo filosofeggiare. Non l’ho chiamato “Dio” perché non deve per forza avere una valenza positivo-cristiana. Forse è un archetipo che si meriterebbe un’antologia tutta sua, XII visioni diverse del perché – o per colpa/merito di chi – siamo qui. Troppo presuntuosa?
DANIELE BONFANTI: L’Albero. Un archetipo potente e dalle tante incarnazioni: dagli alberi biblici dell’Eden (e quindi riflesso di tradizioni mesopotamiche più antiche), passando per quelli capovolti della tradizione dei Veda, e il frassino Yggdrasill dell´Edda, e l’inquietante Albero delle Teste arabo oppure quello nel giardino delle Esperidi nella mitologia ellenica… Dal punto di vista esoterico, simbolico, spirituale, religioso, l’albero riveste un ruolo affascinante. Si potrebbe considerare anche meta-archetipo, in quanto simbolo del concetto stesso di Archetipo: le radici che affondano profondamente nella Terra, il tronco unico e solido, e la ramificazione spinta verso il cielo. Il suo rapporto con la luce che raccoglie dall’alto e i nutrienti vitali che assorbe dal terreno… Si potrebbe andare avanti molto a lungo.
IAN DELACROIX: Archetipi legati alla nostalgia, e penso soprattutto a due filoni: – La ricerca di un luogo ideale, incarnato in particolare di una città: vedi l’Eldorado o la Tanelorn di Clark Asthon Smith – il tempo: il tempo nostalgico e ideale che non ritorna
GIUSEPPE PASTORE: Il sacrificio umano per ingraziarsi il superno; come tema a mio modo di vedere si sarebbe prestato bene a un racconto per la raccolta; ci avevo anche pensato, ma poi ho optato per qualcosa di più soft, tipo il cannibalismo 😛
ALBERTO PRIORA: a bocce ferme direi Il Drago.
STRUMM: Nessuno in particolare.
LUIGI ACERBI: L’inferno. Perché è stereotipato – tra fiamme, gelo, solitudine o dimensione di puro male! –, e sarebbe stato bello avere qualcosa di originale al riguardo. Ma non è argomento facile, troppo si è scritto.
DAVID RIVA: A parte quello nominato sopra? Lo Specchio, senza dubbio. Nei miei progetti per l’antologia era in lizza con la Fenice e il Labirinto per trasformarsi in storia (e accadrà di certo, prima o poi). Sarei stato curioso di vedere come un altro autore, tra gli undici, avrebbe letto questo archetipo.
SAMUEL MAROLLA: la Mummia, uno dei miei mostri preferiti in assoluto (e aimè molto sottovalutato).
J. ROMANO: Lo scheletro. Lo trovo molto interessante da gestire, sia che lo s’intenda come quel che rimane di un corpo, sia come elemento animato e “magico”: una via di mezzo, se vogliamo, tra lo spettro e il morto vivente.
Bene!
A domani per l’ultima delle 4 domande. Il Domandone Finale. La questione più interessante, con le risposte più interessanti.
Fabrizio
QUALE ARCHETIPO NON PRESENTE NELLA RACCOLTA AVRESTI VOLUTO CI FOSSE?
Questa è una domanda difficile.
Difficile, soprattutto, non dare una risposta come quella del Dott. Strumm.
Questo perché la raccolta affronta di per sé uno spettro molto vasto di elementi della cultura umana, per cui diventa complicato inserire qualcosa evitando ridondanze o ovvietà.
gelostellato
tu dici?
secondo me ce n'erano invece
lo stesso ritornante è un bell'archetipo, e non necessariamente dev'essere vampiro
e anche l'alieno, che dice il silenzio, lo straniero di altri mondi
anche se ci sono i confini del nostro
e anche la creatura degli abissi, o il mostro criptozoologicamente rilevante…
anche risposta del labirinto mi è piaciuta.
Poi boh, vale il discorso di sopra, che praticamente gli archetipi nn esistono 😀