“Il canto di vetro” di Francesco Corigliano**
Vi capitano mai quelle notti in cui volete fortemente ascoltare Nick Drake? Notti Nick Drake. Potrebbe essere forse un bel titolo per qualcosa. O per nulla. Anyway, oggi era una di queste. E infatti lo sto ascoltando. Ma non c’entra niente con il mettere giù due righe su questo minilibro scheletrico. (Scheletrico nel senso di edito da Scheletri, o meglio, dal Balestra.)
Più che altro è già mercoledì. Sarebbe un giorno libero, ma invece no. L’odio che si riesce a provare per le ridicolezze burocratiche, in giorni come questo, è così alto che giustificherebbe un omicidio. O per lo meno il disinteresse per la morte altrui. Ma lasciamo la sciatteria alla sua padrona.
Da notti sto dietro al documento del 15 maggio (chi sa, capisce) e da notti la luna si riempie, mentre oggi si svuota e va via. E dicevo, oggi sarebbe stato mercole, potevo dormire e invece no. Sveglia per andare dai bambinacci. E poi c’è anche che ho finito l’ultimo goccio di Borghetti, con mezza panna, con l’ultimo goccio di vodka. Insomma… oggi è il giorno dell’ultimo white russian della stagione. Segna l’inizio di qualcosa. Di solito arriva prima, nel corso dell’anno.
Ed è l’ultimo ultimo eh… non tornerà più freddo. Ma… dicevamo? Ah, sì, Nick Drake, nato da tutto questo, e il libro scheletrico.
Soprattuto Drake. Che è tutto tranne che un Canto di vetro. Nick Drake è la calma. Il canto di vetro no. E’ qualcosa di terribile e misterioso. Un suono, se è veramente un suono.
Ma io non voglio tediarvi. E quindi la faccio breve.
Tra una cosa e l’altra dormo poco, nelle serate in cui non dormo rubo rose, scrivo qualche pensiero. Cerco lune. Buonanotto. Ma ora dai, il librettino. L’ho recuperato a Marginalia, perché dal Balestra 2-3 cose dovevo pur comprarle. Ho preso questo e un Arona. Di quello vi parlerò. Già letto pure quello.
Questo qua, comunque, l’ho cominciato in treno. E ho fatto male. Non ha cominciarlo in treno, ma a cominciare a leggerlo dopo aver finito questo. E insomma… la differenza era davvero tanta.
Se chiedo a gemini mi dice che “è un racconto horror/thriller Weird di Francesco Corigliano, pubblicato nel 2023, che unisce indagini antiterrorismo, elementi esoterici e cosmici in stile Lovecraftiano. La storia collega un suicidio in un centro aerospaziale in Arizona a un misterioso traffico di droga a Palermo” ed è abbastanza vero. Brava Gemini. Gli ingredienti quindi potrebbero essere buoni. Questo “canto di vetro” pare essere una droga sonora, o qualcosa di simile. Abbiamo un poliziotto dell’antiterrorismo che viene incaricato dell’indagine, che non è, invero, al top della credibilità, ma soprassediamo. Il personaggio, in una prima al remoto, regge abbastanza, ancje se invecchia la narrazione. Tuttavia, visto la lovecraftianetà del tema di fondo, ci sta.
Più che altro, la prima persona di questo poliziotto si rivela, nelle scene più concitate, un po’ stanca, disinnescata dal raccontare di cose che sappiamo come finiranno, e quindi togliendo la suspence dei piccoli fatti per lasciarcene una finale, sul disvelamento del grande mistero che attraversa, di fatto, il globo.
E il canto di vetro è quello che preannuncia un qualcosa di cosmico, sia come grandezza, sia come provenienza. Lo si capisce via via, durante l’indagine che ci porta, e soprattutto porta l’io narrante, a rimanere invischiati dalla traccia audio e dai misteri che, nel medio oriente, alcuni ancora custodiscono.
Una cosa curiosa, nella parte centrale, dove il nostro protagonista viaggia, è rendersi conto di quanto il libro sia invecchiato in pochi mesi (atterrare in Israele, andare in Libano, al confine con la Siria e proseguire è vagamente diverso da come era qualche tempo addietro), cosa che comunque non ha a che fare con la trama.
Ah, ci sono i disegni di Alessandro Balestra, che nel suo stile bambinesco alla fine trova il suo posto tra le righe e non disturbano. Ve ne metto qui uno, rappresentativo.
Alla fine…. non mi ha convinto del tutto, mi tocca ammetterlo. Una scrittura a tratti da limare e ripulire, intorno a una trama che poteva reggere, ma che senza un acme forte e attivo perde di mordente. Come quelle canzoni che aspetti il drop e poi non arriva. Ecco.
E perdonate se le prime righe di questa rece le ho scritte due settimane fa. Stavo ascoltando il canto di vetro.
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