“Orbit Orbit” di Caparezza****

“Orbit Orbit” di Caparezza****

Dunque… Finisce che io credo sempre di fare mille cose e poi ora è già mezzanotte e ne ho fatte? Due? Tre? Okay, ho spaccato tutta la legna e ho corretto tutti i compiti sui costi, ed erano cose lunghe, però pensavo lo stesso di finire prima e avere più tempo per cose creative. E invece… e invece me lo prenderò facendo tardi, come sempre. Ma un po’ di tempo a dirvi del graphic novel del Capa ce lo voglio perdere.

In verità, voglio anche liberarmente. Domani vado da giorgia a mangiare la pasta gorgo e urtiçons e devo darglielo perchê lo riporti a Luca, assieme al manga di Junji. Eh, già. Il fumetto è di Luca e anche a lui è piaciuto assai, mi pare.

Per chi si è perso qualcosa, le cose stanno così. Caparezza ha problemi con l’udito. La cosa gli ha tolto voglia e stimoli per fare musica. E per il nuovo disco, a salvarlo e generarlo, è stato il fumetto. Il fumetto è il suo primo amore. Anche io da piccolo volevo disegnare fumetti. L’arte sequenziale è affascinantissima e prima o poi vi parlerò del libro più bello del mondo e capirete un po’ meglio. Anyway, il Capa ha uscito – a ottobre 2025 – il disco nuovo solo che non era solo un disco. Era anche un fumetto. Un graphic novel di fantascienza con lui come protagonista dei suoi sogni che parla di un viaggio in orbita. E per chiudere, è bene che sappiate che fumetto e disco sono collegati. Ogni canzoni un capitolo, ogni capitolo una canzone.

A me il disco non ha fatto impazzire, tocca dirlo. L’ho trovato bello, ma l’ho ascoltato poco. Credo sia un po’ colpa mia, che ho cominciato ad ascoltare cose con sonorità diverse e rap con diversi stili, e quindi lo sento un po’ estraneo. E poi volete saperla un’altra impressione soggettiva? Io credo che sia nato prima il fumetto. La sceneggiatura di Orbit orbit è bella quadrata, lineare, ben gestita. Le canzoni del disco, ogni tanto, sembrano prendere direzioni che servono soprattutto per stare dentro al capitolo. Ovviamente non sarà così, ma io lho pensato.

Quindi, per chiuder la questione prima che inizi: leggetevi tranquilli il graphic senza badare al disco. La storia funziona, è godibile, e pur nella sua cornice di classico viaggio dell’eroe, con tanto di sogno a generare il viaggio, riesce a essere avvincente e anche innovativo.

C’è un gran lavoro, dietro. Del Capa e di Sergio Bonelli editore, che ha messo a disposizione una manciata di disegnatori che hanno messo in segno il soggetto e la sceneggiatura del buon Salvemini. E non è che ci voglio mettere tanto a parlarvene.

La storia è semplice. Capa, quello vero, sogna un viaggio, e il sogno è un’odissea fantascientifica su un camper/astronave con una rana per trickster, un villain atipico e simpatico e una paccata, ma proprio una paccata, di colore e di ironia. Tra le varia cose che mi son piaciute, infatti, è propiro quel prendersi in giro, soprattutto per il mondo dei fumetti. Esilarante il modo con cui tratta “i cultori della nona arte”. Ma Darktar, il nemico del cosmonauta, mangiatore di pianeti, non può spaventarvi, e vorrete forse piangere con lui. E il pianeta dei fumettisti è un’altra genialata, così come il messia/caparezza e l’idiozia del popolo degli adepti che lo attende e lo venera. Non vi dico altro, chiaro, ma resta che è un fumetto avvincente, e anche se non ha l’ambizione di innovare, non è privo di innovazione, e non mi riferisco solo al fatto di essere intrecciato al disco.

Che altro dire? Che la canzone migliore (si la canzone, è Gli occhi della mente) ma la canzone migliore del graphic è il capitolo con il messia e Caparezza e gli insidiani, manipolabili e idioti. Carinissimo. E poi niente, costa poco, ho visto, 15 euri, e per tutto quel colore e quelle pagine è poco. E se non siete appassionati di musica, di rap, di caparezza e vi interessa solo un bel graphic di fantascienza strapieno di sottomessaggi sui fumetti e sulla vita, be’, è perfetto.

Difetti? Okay… l’uso della realtà per un viaggio fantastico non è certo originale, così come il sogno come espediente narrativo. E la metafora che si prende spazio, con l’uomo nero, babau, che è l’assenza di creatività, anche qui, un può dire che non è niente di che. Ma trovo comunque che anche nelle cose scontate Caparezza sia stato molto sincero e molto poco pesante.

La leggerezza con cui ha trattato le metafore ne salva la banalità.

 

E adesso direi basta, parlar e di questo.

Mi metto a fare le cose creative. Non so di che tipo. Forse anche solo comporre una quasi poesia  e scrivere un cocktail. O era il contrario? Chi lo sa.  Tanto fuori è buio, il mondo dorme, e tutto è in discese, ma non ce lo vogliamo confessare.

 

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