Aprile 2012

Non piove più. I rami mordono il cielo buio Sulle ciglia folte di strade sbagliate. I fari alti, una vecchia canzone dei Placebo, La ghiaia gentile sotto i parafanghi e un mucchietto Di baci, nascosto, A gonfiare le guance. Non piove e le nuvole non badano Più a

Siamo mantelli, Grigi o marroni, Fuori stagione, Piegati dai venti O dai tradimenti. Stremati da ciò Che non è venuto Bene, Da ciò Che abbiamo cresciuto Ed è tornato Via. Desueti, Superficiali, Fuori moda Siamo cappelli Senza testa Agganciati ai mattoni Sporgenti Di un muro che bestemmiamo, Convinti tuttavia, Di non averlo costruito Noi.

Sei veloce,  Imperante, Beffa dei vezzi e  Vezzo dei vivi. Menestrello di silenzi bui, Jolly per mani perdenti, Vincenti le tue radici ossute. La brama ti manca Come ti manca la pena. Sul tuo collo collane Di preghiere e maledizioni, Ma sei muta, Cieca,  Sorda, Matta. Senza vento, boria o verità.

Mi resti sulle dita, Spegni le mani, Sei una dozzina di riflessi In un centinaio di riflessioni, Di zucchero e di veleno. Mi diradi, Soffi via, Respiri dentro, Sfuggi accanto. Difendi le nuvole dai temporali, La nebbia dai fanali, Il fuoco dalla cenere. Sei una rima tra due silenzi, Un chiasso infinito, Nella pace

Ci sono i pesci Sulle schiene, Fra le righe, Sui giornali. I pesci linguacciuti, Che nuotano in aria Lontano da cimiteri e ospedali, Da mani a coppa sgocciolanti fantasia, Eleganza, sorrisi muti. Ci sono i pesci nelle mie pentole, Sventrati, Le code lunghe a riempire le stanze, Gli occhi gioielli, Gemelli, Uno di lato