Settembre 2011

Eviti le formiche,Se puoi,E il passo, sulle grateDei parcheggi è sotterraneo:Una palpebra che chiude fuori il prestoE il tardi,Campane incinte a dilagareSui silenzi. Dove abiti?Il tuo numero?Cosa vuoi dimenticare nelle tascheDella tua premura?Quanto cosa non mentire?E se dividessimoPer due uno zeroAvremo

Abbiamo le nostre canzoni,Le nostre pizze, I gelati, gli yogurt. Le unghie, abbiamo, Mai lunghe e mai spezzate,Come se le bucce fosseroQuelle dell'uva e delle ciliege. E abbiamo tre o quattroSillabeSempre sulle labbra,Nostro regno e prigione. Siamo i guerrieriDai molti cavalli,Spade che gettano fumoSui sapori,Affilate

Si scrive per dare pesoPerché un foglio scivoliSvolazziDisegni traiettorie eDirezioni, perché diradiGli spazi per trarne distanze. Si scrive per cercare peso,Strapparlo alla carta, all'elettricità,Alle palpebre tremanti, al timone delleTenebre, al verso del gufo e delPoeta, alla fame, alla demenza,Alla reticenza del

Lingua tra le gambe, ti ho sbirciato il cuoreA lungo e nella paceStremata del fortunale.I tronchi graffiati da mattoniAvevano sorrisi obliqui.Il fango aveva disegnato mappe e voltiSulle corolle e sulle vele.Più a fondo, allungando il collo,Un palpitare muoveva le pozzanghereSature