Gennaio 2010

Non sapevo cosa salvareDi questa giornata.Le parole non eranoDa ricordareNessun bacioNon una carezza a un gattoNemmeno un culo palpato.Non ho ammirato il freddoNé la nebbiaNé la vecchiaia di mia madre.Non so cosa salvareDi questa giornataHo provato con una buonanotteChe maleNon

Che chi ha il sonno alle calcagnaChi lo chiama per nomeChi per i sogni che non ha fatto ancora.Che chi poggia le unghie a terraIl fucile sulle ginocchiaLa scala lontano dalle mani.Che chi celaChi scuoteChi accendeAbbia sempre risposta

Il mio ragnoTesse dalla tastiera al frigoTele di ruggine e leggerezze;Il mio gattoGraffia senza lasciare segnoLe ante della credenza.Io che credoA tuttoE non prendo nienteSul serioVivo in un labirintoCon le finestreSporcheMa aperte

Scegli tu le mie parole più belleTi pagherò con altre paroleLe pescherò guizzantiDallo stomaco e dalle ormeChe più hanno sprofondato il fango.Scegli tu il margineIl registroI segni d'interpunzioneMa i colori sono i mieiRicordati che puoi solo mescolare.E se scendi le

Gli spettri si amplianoSi allarganoSoffiano come mattiGhignano e spulciano le lettereChe non hanno mai spedito.Hanno sonno e coloriAnnodano le nuvoleAi pioppi e alle tortoreSi fanno più sottiliDi iridi pasciuti.