Gennaio 2009

CertoC'è troppa umiditàTroppo calcoloTroppa premuraLe parole non fanno che correreAl riparo da un'ombra all'altraDelle siepi e dei paliDella luceLe strisceDella linea di mezzeriaSporche di terra e rane schiacciateSi svegliano e cambiano posizioneSi arrotolanoImitano un senoL'ellisseLe bisceE tuttoPer inchiodare i pensieri

Era venerdìGiorno di primavere e fruscio di guanceE quel giorno soprattuttoLi vedevo guaireE agitarsiVedevo i corpi appesiAlle sigaretteNon del tutto fuoriDel proprio bicchiereSi massaggiavanoLe spalleAlcuniA suo di ghigniAltri sedutiSul proprio sorrisoAd ascoltarliE mentre le primavereErano tuttePiante con germogli dimenticatiLe guanceZittivano

– Moveisiii! – e vuicave il cjâf di Fiona, poiât sul comodin. Chel altri toc di jê, cence vistîts e vergogne, al pocave ta la mobilie e su pai mûrs da la cjamare, spandint cun dispiet pissin e mierde tor pal

Ti ho vistoSei arrivato di corsa e sputavi sangueE negli occhi mi si sono rincorsi gli uraganiMostri mariniFatti di sale e persiane rotteCuori di zucchero ammuffitiCol sudore appallottolato fra le pieghe delle veneLa rabbiaEra un desiderio di puliziaDi pioggia che

Ho sentito i pensieriDi teScivolare nello scaricoDella docciaGorgogliareIn discesa verso il liquameLe carcasseDei topiDegli orgasmiDel pranzi e delle ceneSi mescolavano furiosiIngrigivanoE poi selvaggiOra spruzzo, ora ingannoSuA risalire i tubiIncanalarsi come sogni in una venaPer tutta la notteA fioccare e stridereViscere