“Il desiderio di Dio” di David Baddiel***
Eh… Okay. Dio. Nonparliamo di Dio. Lo dico come lo dicevano i personaggi di Baricco, in City, che non so come sto facendo a ricordarmelo, ma si chiamavano Diesel e Poomerang e uno dei due, credo Poomerang, nondiceva le cose. E in City, alla fine, se ben ricordo, Poomerang non esisteva. Quindi… nonparliamo di Dio, se vi va.
Il fatto è che (dicono sempre che sia orrenda, questa cosa di scrivere “Il fatto è che”, ma ogni tanto mi sembra l’unico modo per iniziare qualcosa, ovvero, da qualcos’altro) dicevo, il fatto è che ho fatto una passeggiata, ora, a riprendermi le palestre pokemon, visto che quel fake di XCY insiste a fare il coyote, e nella ledra, mentre vagavo al buio, sentivo rumori. Trote? No. Nutrie, possibile? Boh… così mi sono messo al buio in attesa e finalmente le ho viste. Anatre. Ecco… tipo una manciata, almeno 5 o 6. E voi direte, sei coglione? Che in un canale ci siano delle anatre mi pare la norma. Sì, okay, ma il fatto è che di giorno non ci sono. Ne sono sicuro. E infatti appena hanno intuito una presenza si sono smaterializzate. Penso anche che alcune potrebbero essere mie. Mi scapparono dal giardino, qualche tempo fa. E insomma… voi direte, cosa c’entrano le anatre con Dio. Ecco… nulla. Però di giorno non ci sono. Mentre ora c’erano. Di che colore e razza? Non ne ho idea. Ho visto solo che erano anatre. E domani, di giorno, non ci saranno. Credo abbiano imparato che è meglio vivere libere la notte e mantenere un basso profilo durante la vita altrui. La vita altrui ti imprigiona. E se parliamo di Dio, la vita altrui siamo noi, mi ci metto anche io. Povero Dio…
Ma vediamo di cominciare. Vi dicevo delle anatre. Non solo… ci sono sempre tante cose intorno. Io sto ascoltando Bon IVer, e ho scritto un paio di mail, e ho raccolto i primi lamponi, e sopra i lamponi ci sono le libellule, belle. E sto bevendo un americano. E ho fatto un giro in bici su strade nuove. E ho visto lo Stella ed era maestoso, minuto e maestoso. E sto cercando di leggere MAUS, e i bambini oggi hanno fatto il podcast, e ho pensato a molte parole, e vorrei scrivere ma non so se.
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No. Non ce l’ho fatta. Mi sono addormentato. E ora non è che gli il tempo dica che andrà diversamente. E’ passata una settimana dalle righe precedenti. Una settimana e nel frattempo ieri ho finito Maus, ho finito il vermouth per l’americano e ho finito anche i ricordi più vividi di questo saggio.
Un piccolo saggio sulla non esistenza di dio. ma non una cosa scientifica che vuole dimostrare. Ma una chiacchierata tranquilla, per capire che sarebbe bello se, ma non è così.
E allora ricomincio dall’inizio.
“Il desiderio di Dio” è un libro piccolo e agile che nasconde la propria natura saggistica in un testo leggero e a tratti ironico, senza mai essere dissacrante e senza mai (o quasi mai) prendere la posizione di chi “vuole dimostrare qualcosa”. Anzi, la posizione di David Baddiel, (che è autore comico, sceneggiatore e scrittore di saggi e romanzi) parte dal presupposto riassunto dal titolo. Lui vorrebbe (e non lo vorremmo forse tutti?) che Dio esistesse, ma purtroppo no, non ce la si fa.
Non so perché volevo leggere questo libro, tra quelli della collana AltreCose, che non compro a busta chiusa come quelli di Cose spiegate bene. E non perché pensi non siano interessanti, ma perché valuto la probabilità di leggerli. E questo, vuoi perché è corto, vuoi per altro, sapevo che l’avrei letto. E infatti è stato così. Voi no? Dico voi che avete oramai accantonato o dimenticato la discussione intima e interna ai vostri cervelii e che decide del vostro livello di ateismo. Perché sì, non raccontiamocelo, siamo tanti in quella condizione che dice, Okay, non sono religioso, ma… ma faccio fatica a definirmi ateo. E non per vergogna o sensi di colpa, o perchè la convinzione sia scarsa, ma perché si ha la sindrome dell’impostore. Io ce l’ho, se mi chiedete di definire con schiettezza a precisione il mio ateismo. E finisce che la question la si lascia sospesa. Ecco. Cecavo più o meno di togliere la sospensione, leggendolo.
Che poi, giià l’introduzione ti porta a bestemmiare. Nel senso letterale, visto che fai una riflessione sull’assurdità del trattamento riservato alla bestemmia nel nostro Paese e ti si gonfia il fegato. E il libro deve ancora cominciare. E vi dico subito che non vi dirò molto altro. Vi posso dire che:
- Non vedrete risolto o rafforzato il vostro ateismo insicuro.
- Non diventerete più credenti
- Avrete visto la questione da un punto di vista più chiaro e meno confuso.
E quindi è un libro inutile? No, anzi. è proprio questa sua natura di “discussione”, anzichè di teoria, a renderlo particolarmente delicato e giustamente inefficace. E in effetti è un libro che consiglierei a tutti quelli che sono nel limbo della religiosità, ma anche ai fanatici (credenti e atei).
Vi faccio solo un esempio di poche righe, per farvi riflettere.
Apro il libro a caso.
Mi esce il capitolo che si chiama Leopoldstadt.
Leggo
“Come sempre, nelle guerre culturali moderne guidate dai social, la posta in gioco è il potere, o almeno la percezione del potere. Ai social piace difendere chi è percepito come privo di ptoere da chi è percepito come potente, e in questo contesto gli ateisti sono percepiti come detentori del potere. Una delle ragioni, non certo l’ultima, è che la maggior parte degli ateisti più noti sono uomii bianchi che vengono da ambienti cristiani.”
Ecco. Ora lasciate sedimentare e rifletteteci. Io, per esempio, questa detenzione del potere da parte degli atei non l’avevo mai notata, ma adesso non riesco a nascondermela più. E quasi mi sono infastidito a potermi trovare in quella categoria un po’ arrogante e un po’ prevaricatrice, se vogliamo.
Altrettanti e altrettanto ricchi ragionamenti mi son fatto per altre righe, dal fatto che credere non è facoltativo, al discorso sulla fede degli animali, fino ad arrivare all’inevitabile morte umana, che forgia e plasma un po’ tutta l’umanità in tutta la sua linea temporale.
Insomma… se volete un libro per nonrisolvere il vostro rapporto con la religione, ma nonrisolverlo in modo egregio e profondo, in sole 116 pagine, ecco, direi che questo libro è perfetto per.
