Peppa pig, quattro volte

Peppa pig, quattro volte

Sono stato di là e ho rubato due birre, una buona e una no.
Che mi berrò.
Ho letto di fretta una novella,
Di un ragazzetto e una lucertola, morti entrambi.
Ho un occhio gonfio, lontano da me, dalla sanità.
Ho una mano d’erba, con cui giocare, pixel su pixel, palmo a palmo,
E ascolto Edda
che intitola Peppa pig, ma canta di una giornata di merda.
Per la quarta volta, l’ascolto,
L’ascolterò ancora.
La nutella è quasi finita, leggerò ancora Fenoglio,
Con l’occhio buono, per le parole cattive,
E lo credevo perso, 
Dal cestino della bici, in mezzo alla città.
Non avrò ritegno, 
Mi taglierò un’unghia, una sola,
Scoprirò le carte, prenderanno freddo, riderò di loro.
Non cederò al sonno, né al senno.
C’è una giornata infinita, che precede una giornata più lunga,
Sono bellissima, dice Edda,
Sono d’accordo con lui, con tutto ciò che dice, 
Che ha detto,
Che non dirà.

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