Quasi poesie

S068 Accettazione e pagamenti. P090 S070 Letti e riletti e riletti e riletti. Ortottica si bea del suo mistero. E ancora S090 P072 Mi portano in Giappone Tra nigiri e uromaki Ricordo Midori In un sogno di Murakami Che si faceva abbracciare da un orso Per noi bambini sempre bruno. E il

Cercando di dividere Il garanza dal carminio Il passo dallo sgambetto Il gin tonic Dall'acqua ragia. Nemmeno tagliata a metà La luna smette d'essere bersaglio. Il fumo si siede sui comignoli E ammira, ammirato; la tramontana Spezza i bossi e le persiane. Lo stormire si finge crepitio, il sonnecchiare Oblio  E la

Abbiamo mangiato abbracci Conditi da tantissimo sonno. E c'era sempre della dolcezza Nelle braccia anchilosate Del risveglio; Della mancanza Negli occhi ancora arresi Alla marmellata dormiente Sul pane abbrustolito. Restavano sotto le coperte I sogni dimenticati A tenere al caldo il ritorno, a tenere Le porte aperte. .

Lombrichi Le giornate asfalto bagnato: Uno stelo Sbatacchiato e offeso, Una foglia sprimacciata Dall'alito di novembre. Ostacoli che hanno raccolto l'odio, La bestemmia, la brama. Non la cornacchia, non il merlo Assisi sul ramo spoglio; Non l'automobile spietata, non la suola del corridore Si accostano allo strisciare muto. Ghermiti. Uno a uno a

L'ultima cosa Che mi restava di te Era una birra. L'ho bevuta. E il rutto ha rimescolato il ricordo                              [sapeva di mela  E questo disco dei Low Non lo ascolteremo assieme alla luna  

Sei pioggia Stille di luce, fresco, bizzarrie. Come conservarti Rinchiuso Nel cerchio del secchio? Marciresti E asciughi presto Dagli abiti leggeri E dai tradimenti. Sei quello evitato Quello non scelto Guardato Pensato Temuto soprattutto Ricordato. Sei pioggia Instabile Di te non sai, non so Quando verrai, tornerai Ma ogni volta sei  Scroscio, imprevisto Melodia E dopo di te Colori nuovi, rinnovati. E cinguettare, profumare Dubitare

Non è notte questa notte Dove vi guardo sulla porta di casa Sbadigliare i fanali e andare A dormire. Con le mani asciutte E l'abito stazzonato Inadatto a piegare il colletto Per incidere nell'iride L'imperfetto cerchio lunare. Non è notte Ancora su questa tazzina Vuota di caffè, Su questo nudo  Di Schiele infilato

Le rose finiscono Mettono la coda, gli occhiali E si accontentano di un viottolo. Non ospitano il grillo O la vespa, la ragnatela. Non accartocciano le braccia A ombreggiare di luna Il corpo. Le rose perdono il coraggio Quando nessuno più Né ruba l'agonia Staccando dalle mani           

Le lettere si sdoppiano Sulla lavagna Dei maestri. Unico resta il significato Solo Il non compreso Gratta le muffe dagli angoli E poi va, camminando via. E questa pantomima sociale Frange il muso Agghindato di menzogne Contro i guardiani di sempre: Il tempo, La solitudine, La mediocrità.

Costruire un impero in un piatto Mangiarlo. Sorseggiare oceani che ospitano civiltà perdute Impararne la lingua Gli accenti Le perplessità. Nei cortili sognati Scemano le ombre Le lucciole Divampano Fili di riverbero si fanno I peli dei bruchi, Un codice il loro Piegarsi alla brezza. Diviso il tacchino con una gatta Rilassa Il vuoto tra i