Quasi poesie

C'è il muso soffice Del buio che spinge La tenda E la piazza intera Verso la porta. E gli odori E i colori sono quelli Di quando non piove più.   Nelle volute del pasto caldo Si orientano traiettorie di silenzio.  Sono arrivate le lucciole Con le loro trombe Le carrozze di

    Cerco il nome delle cose Del gesto che porta Il bordo umido Del bicchiere alle labbra; Dell'abito liso Donato; Del fiore non colto Calpestato dalla volpe; Del biscotto masticato a tarda ora Sul tavolo ingombro di carta E crepitare di colpe. Cerco i nomi delle briciole Uno a uno, delicatissimi Forse solo suono. Chi

Scende dolce Il muso dei monti intorno Ad annusare Il proprio riflesso affacciato Alle rive del Tagliamento. Il brusio stremato Delle auto Sbatte e ritorna e sbatte Ancora Su ciottoli e bottiglie sprofondato. La stagione matura I primi caldi e schiude L'abbraccio allo zampettio Della mosca. Qualcuno s'apparta Verso gli arbusti per pisciare Dando loro E a

Ho appena bevuto la birra in piazza  Guardando questa luna,  Anche troppo bella per questo mondo,  Che va e viene dalle nuvole. Fa ancora troppo freddo Il fuoco sta bene acceso di notte,  Anche se non serve a tenere lontano i lupi. Mangio olive con il nocciolo

Ti sei seduta in una bolla Di foglie e scricchiolii. Da un pertugio Soffiavi le parole E noi Noi che mai Veramente Siamo stati allegri Mai incoscienti Delicati. Noi che mai siamo stati  Magri e attenti Ascoltavamo seduti Nel silenzio della quotidianità I silenzi smarriti Dall'età. Per tutti c'è un numero dell'orologio Che piega e dondola e

Ho salvato le fragole! Frammenti, schegge, gocce Da unire al ghiaccio Allo zucchero Alla notte umida,  Con una cannuccia senza futuri. Il ragno Dimorato l'armadio                          delle pentole E' morto. Giaceva in un tegame Leggerissimo. Dove si arrampicheranno ora Le sue ragnatele? Chi

Scrivo parole piccole Parole brevi Corte. Ti dico, ascolta Sai Credimi, la poesia Ha per nemico Il suono Delle porte Chiuse o sbattute, Il sonno L'ansito Il frastuono L'asma e lo starnuto E ha per nemico Anche te Quando non sei qui O me Quando non sono me. La poesia di me Bambino invece E' intatta Acerba, squilla Ti dice, squilla Svela  Impatta Sul mondo piano. Ti

Ruberò la luna Ai lunatici e il sole Ai solitari. Non sono forse uno che corre Con una rosa in mano? E una spina nel palmo Sudato Spinge di curiosità S'avventa sull'aria del respiro Chiede di essere risparmiata E lo sarà. Non sono forse uno che osserva Un trattore calmo In un cortile

Mi vedi fermo ma sono In continuo movimento. La barba cresce e così Le unghie, I capelli prima Di cadere. In movimento continuo la pelle Che raggrinzisce, squama, accompagna Le mie smorfie mentre rincorre Il tempo Si bagna E gonfia di sudore Polvere E tratteggia di contorno I pori. Arrotonda Lo stomaco di frittelle e carnevali Di