Poesie col fuoco dentro

Di tutte le strade, tu Hai scelto questa. Il tacco secco, sul marciapiede gelato, Un colpo di tosse L'attesa di un campanello Che non è suonato. Era bello scegliere la cena, Porgere un fiore al piatto, O al tovagliolo. Inventare un dono Farne sorpresa, abbraccio, rifugio, anfratto. Dare un senso altissimo

Vieni qui,  A seppellire l'ombelico  Nell'ombelico. Vieni a raccogliere le lune E spezzarle, farne semicerchio Sulla schiena. Chinati. Schiaccia la guancia contro l'infinito Sussurragli di beltà e fraintendimenti Schiudi il morso all'impeto Lanciati al galoppo Piega Spalanca Scuoti Prendiamo in mano Questi mari privati delle rive Siano limpidi nidi di gorghi E frattali di conchiglie A confinare  Ciò che

È stato incidendo A piccoli morsi la pergamena Tremante delle labbra. Ho disegnato il volto Coperto dalle mani a coppa Di un desiderio:  Gambe e braccia e ali e coda  E il dettaglio della barba a sprazzi Incanutita e crespa. Con un polpastrello,  Interruttore che non interrompe  Ho sciolto i lacci

Come non averti qui Nella torta poco cotta che ha mangiato il gatto Nelle mani stese ad asciugare E nelle crepe Delle mura insuperate  Delle mie mancate verità. Come non averti Qui dove si rovescia la pioggia Dei miei lombi Dove divaga il sentiero E nel pertugio aperto dai passi Si

Potresti venire qui, adesso Il fuoco galoppa incandescente Minaccia il gelo acquattato Negli angoli Mentre leggo poesie povere Di boria Con le scarpe              [piccole              [e senza suole Potresti venire qui C'è il Buon Inverno C'è il tè allo zenzero C'è

Ho una Buonanotte, qui con me. L'ho trattenuta per ore, Blandita e farcita di specchi perché non fuggisse Da te. È fatta di mancanze, di melanconie, Di buio insonne fra il volto e il cuscino. Io manco quando ci sono. Con l'abbraccio ampio e caldo E la falcata